Finanza
«Sei un essere inferiore», e giù botte
Candida Virgone
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Palazzo di giustizia a Pisa Prof universitario di fama internazionale alla sbarra per abusi sulla moglie
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PISA. «Sei un essere inferiore, non sei alla mia altezza, come la tua famiglia, una famiglia di m... Smetterò di picchiarti solo se farai l'amore con me, devo picchiarti perché questo è l'unico modo per educarti». È il racconto di una moglie. Sono gli apprezzamenti che, spiega, il marito le ha rivolto quasi quotidianamente per anni. Che picchiarla fosse l'unico modo per educarla lui lo avrebbe detto anche alla suocera, stupita da tanta violenza. Il racconto di anni di presunte angherie, dal '93 al 2007, quando, dopo essersi vista le forbici puntate alla gola la donna se ne era andata di casa portando via anche la loro bambina, è stato rievocato ieri mattina in tribunale nel processo che ha visto sotto accusa per violenza sessuale, sequestro di persona e maltrattamenti un professore universitario di fama internazionale. A confronto due versioni nettamente in contrasto: quella della moglie e del pm Giovanni Maddaleni, una sorta di film dell'orrore, e la sua, che racconta tutta un'altra storia. Ieri l'avvio del processo, aggiornato a fine novembre. Hanno deposto la signora, una professoressa delle medie, che vive in Val di Cornia suo fratello e sua madre. «Mi diceva - ha raccontato - che ero un essere inferiore, una stupida, che la mia era una famiglia di m..., non all'altezza della sua, fatta di studiosi, e le botte erano pane quotidiano. Il mio ex marito sostiene che le cose vanno per colore, per cui le mollette del bucato devono avere lo stesso colore e anche i libri». «Potevo andare a trovare mia figlia - ha raccontato la suocera - solo se lui mi dava il permesso e potevo stare a casa loro, una villa in provincia di Pisa, solo mezz'ora mentre lui saliva al piano di sopra. Trascorsi 30 minuti scendeva indicando l'orologio e dovevo andarmene. Più volte ho medicato mia figlia. ma lui diceva che era l'unico modo per farsi ubbidire». «Mia sorella - ha detto il fratello - non aveva la patente e spesso l'accompagnavo io, ma guai se tardavamo: partivano le offese a cui non ho mai replicato, perché mia sorella mi diceva che era innamorata. Fino al primo maggio del 2007 quando ci chiamò in lacrime perché l'aveva picchiata davanti alla bambina e minacciata con una forbice da pota alla gola: chiamammo i carabinieri e andammo a prenderla».
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