Finanza
Oggi incontro tra i sindacati e lad Calcagni. Se salta laccordo si apre la strada al commissariamento
Lucchini, salvataggio più difficile
Giorgio Pasquinucci
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Una panoramica dello stabilimento Lucchini Banche scettiche sul nuovo piano dell'azienda per il rientro dal debito
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PIOMBINO. In un clima di grande incertezza per la Lucchini, oggi i sindacati s'incontreranno con l'amministratore delegato Marcello Calcagni. L'attenzione è rivolta in questo momento alla risposta che le banche creditrici daranno giovedì al nuovo piano finanziario che l'azienda a presentato la settimana scorsa. Una revisione rispetto a quanto previsto nell'accordo di luglio che si è resa necessaria per l'impossibilità di vendere separatamente ad una società svizzera, a causa del divieto imposto al governo francese, le centrali elettriche di Ascometal, che avrebbero dovuto servire come garanzia per una parte del prestito ponte di 80 milioni. Il fondo Apollo, che già ha firmato un accordo per l'acquisto di Ascometal per 310 milioni, sarebbe disponibile ad acquistare anche le centrali, ma non al prezzo di 70 milioni che era disponibile a pagare la società svizzera. Secondo indiscrezioni raccolte da "Il Messaggero", il nuovo piano che la Lucchini ha presentato alle banche per la rimodulazione del debito di 770 milioni prevede una diversa ripartizione degli utili derivanti dalla vendita di Ascometal. L'azienda, che senza il prestito ponte deve fronteggiare una difficile situazione di cassa, avrebbe proposto che solo 100 milioni siano destinati al ripianamento di una parte del debito anziché 180 previsti dall'accordo di luglio. In compenso le banche sarebbero alleggerite dagli impegni ad immettere nell'azienda nuova finanza. Si parla di 60 milioni, tra cassa e lettere di credito, anzichè 126 concordati a luglio. I sindacati si aspettano di capire meglio lo stato della trattativa nell'incontro di oggi. Sempre secondo indiscrezioni, tuttavia, le banche non avrebbero gradito la nuova proposta. E le resistenze, come già era accaduto a luglio, sembrano venire soprattutto dalle banche francesi. Le proccupazioni riguarderebbero il peggioramento delle condizioni di salute del gruppo siderurgico, che ad agosto, a causa di una diminuzione dei prezzi dell'acciaio, avrebbe bruciato cassa, raddoppiando l'andamento negativo del margine operativo da 10 a 20 milioni. Se la trattativa con le banche dovesse fallire, per la Lucchini potrebbe rapidamente aprirsi lo scenario dell'amministrazione straordinaria. Un boomerag per i creditori. La situazione di incertezza della Lucchini dura ormai da un anno e mezzo. Naturale che sia in fabbrica che fuori, girino le voci più allarmanti. L'azienda potrebbe entrare in difficoltà a novembre-dicembre e non è da scartare un nuovo ricorso alla cig. I sindacati dunque oggi cercheranno di capire quale prospettiva può aprire per l'azienda l'accordo con le banche. Il problema che tutti hanno presente è infatti che l'accordo sarebbe solo un primo passo, poiché resterebbe il problema della vendita del gruppo. Di fatto, nella situazione in cui ormai versa da tempo la Lucchini, gli stessi sindacati si stanno chiedendo quale degli scenari possa rendere più rapida la stabilizzazione, valutando anche le possibili conseguenze del commissariamento, sia per l'azienda che per la tenuta dell'indotto.
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