Il Tirreno

Battute di caccia consentite solo fuori dall’area protetta: prevista l’eliminazione di almeno 3.500 capi

Guerra ai cinghiali senza doppiette

Valentina Landucci
A sinistra due esemplari di cinghiale, sopra un gruppo di cacciatori durante una battuta
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A sinistra due esemplari di cinghiale, sopra un gruppo di cacciatori durante una battuta

Più risorse per aumentare catture e abbattimenti nel piano del Parco

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 PORTOFERRAIO. Centomila euro l'anno per almeno tre anni per aumentare il numero delle trappole sul territorio e quello degli abbattimenti che, nel caso del cinghiale, dovrebbero passare dai circa 2000 l'anno (tra catture nel Parco e abbattimenti da parte dei cacciatori fuori dall'area protetta) ad almeno 3000-3500 capi. Ecco come il Parco ha in mente di intervenire, insieme a Provincia e Comuni, per arginare il problema ungulati.  Nessun ricorso alle doppiette. Un no chiaro e, come ribadito dall'ente, previsto dalla legge, alle battute di caccia in area protetta. E sicuramente questo sarà uno dei motivi del contendere di fronte al tavolo istituito dalla Prefettura per affrontare la questione cinghiali. Ma è altrettanto vero che al momento l'unica strategia anti-ungulati ipotizzata è proprio quella del Parco che ha già fatto avere al viceprefetto dell'isola un piano di intervento sul quale confrontarsi con le altre istituzioni locali.  Il documento redatto dal direttore dell'ente, Franca Zanichelli, è ancora in gran parte sconosciuto ai sindaci. Il Parco, ponendo come obiettivo finale l'eradicazione degli ungulati, cioè l'abbattimento totale di questi animali non autoctoni ma importati all'Elba a scopo venatorio, prevede più azioni che progressivamente porteranno alla riduzione dei capi presenti.  Incrementi nel prelievo di questi animali, tramite gabbie e abbattimenti, si sono già registrati negli ultimi anni. Dai 146 ungulati abbattuti o catturati nel 2004 quest'anno si è arrivati a quota 1113. Ma visto il numero di segnalazioni di danni a colture e recinzioni - 50 quest'anno - evidentemente ancora non basta.  Per fare di più il Parco non può essere solo, come ribadisce il piano redatto dall'ente. Occorreno risorse e collaborazione. Intanto per comprare nuove gabbie (la cui gestione costa attualmente 40mila euro l'anno), da posizionare in punti strategici dentro e fuori i confini dell'area protetta. Oggi ne sono in funzione circa 65: altre gabbie saranno acquistate entro l'anno grazie a un finanziamento straordinario della Regione. Indispensabile, secondo il Parco, migliorare anche la gestione dei capi catturati con questo sistema che oggi vengono venduti vivi ma che potrebbero essere anche destinati alla macellazione.  Accanto alle catture occorre poi, sottolinea l'ente, aumentare il numero degli abbattimenti tramite selecontrollori abilitati che già oggi contribuiscono eliminando poco meno di 200 capi l'anno. Per far ciò la strategia ipotizzata prevede nuovi corsi per formare selecontrollori e l'aumento dei punti di sparo sul territorio.  L'attività condotta dal Parco fino ad oggi è costata tra gestione delle gabbie e personale 83mila euro l'anno. L'ente stima che con un aumento di 100mila euro sia possibile incrementare del 30% abbattimenti e catture che nel giro di cinque anni per i cinghiali e di tre per i mufloni ridurebbero drasticamente la presenza degli ungulati.  Il piano del Parco è ora all'attenzione della Prefettura che dovrà discuterne con i sindaci.

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