Gioco
L’Associazione Toffolutti
In "Acciaio" il racconto superficiale e fuorviante degli infortuni sul lavoro
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La città è di nuovo set cinematografico. E questo ci fa piacere. Ce ne fa meno il fatto che la sceneggiatura si ispiri al romanzo Acciaio di Silvia Avallone, perché secondo noi affronta alcuni argomenti in modo superficiale. Il racconto riguarda la vita di alcuni giovani e delle loro famiglie. Una vita che ruota intorno alla fabbrica e a ciò che ne consegue. Compresa la descrizione di un infortunio mortale. Gli incidenti sul lavoro sono il motivo per il quale è nata la nostra associazione. In oltre 13 anni d'impegno in varie parti d'Italia, un'idea ce la siamo fatta, sui motivi che stanno alla base di questo dramma ampiamente sottovalutato. Nella gran parte delle volte la causa sta nel mancato rispetto delle regole di sicurezza, che avviene per risparmiare sul personale, sui costi delle misure protettive e per i tempi della produzione che impongono l'esecuzione sbrigativa delle mansioni a scapito della prudenza. E' la casistica, non noi, a dire che le cose stanno così. E cioè che le ragioni economiche e produttive sono le imputate principali della strage. Raramente la letteratura si occupa di questi argomenti. Amareggia che, una volta che accade, lanci segnali che possono risultare fuorvianti. Il libro parla di manovre fatte in fretta «per andare a spaparanzarsi sotto l'ombrellone» mentre la vittima è un consumatore abituale di coca, schiacciato mentre è in tutt'altre faccende affaccendato. A peggiorare il quadro c'è l'analogia tra l'incidente descritto e l'ultimo infortunio mortale avvenuto in Lucchini a fine 2006. Un'analogia forte. Tranne che in alcuni passaggi non da poco: la vittima non era un tossicodipendente mentre alcune perizie presentate nel processo in corso dicono che il carrello elevatore che l'ha investita era sovraccarico e dal posto di guida si aveva una scarsissima visibilità. Con tutti gli esempi a cui l'autrice poteva attingere, e purtroppo ce ne sono a iosa, perché riferirsi ad un caso così facilmente individuabile? Ecco. Ci auguriamo che la sceneggiatura del film sappia fornire un messaggio meno falsato di quello che emerge dal libro. E magari che risulti più rispettosa delle persone protagoniste per davvero di quella tragedia. A partire dalla vittima. Daniela Calzetta Associazione Ruggero Toffolutti contro le morti sul lavoro
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