Il Tirreno

Per l'ecomostro il Comune conferma le parti da demolire

Per l'ecomostro il Comune conferma le parti da demolire

Nell'attesa riunione della commissione urbanistica, il dirigente dell'area servizi, Andrea Filippi, ha spiegato le questioni sull'ordinanza di demolizione

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SAN VINCENZO. Nell'attesa riunione della commissione urbanistica, il dirigente dell'area servizi per il territorio del Comune, Andrea Filippi, ha spiegato le questioni relative all'ordinanza di demolizione del cosiddetto "ecomostro" nel bosco dell'hotel I Lecci, e quelle legate ai volumi esistenti nella tenuta di Rimigliano.

Ecomostro.
Filippi ha spiegato che della palazzina costruita nel bosco dei Lecci e ritenuta abusiva «sarà demolito ciò che eccede i 106 metri quadrati autorizzati dal permesso di costruire». Secondo Nicola Bertini, capogruppo del Forum e presidente della commissione, «l'amministrazione ha dato per esistenti 106 mq quando invece, di legali, ce n'erano 46». Ma secondo Filippi, «il permesso di costruire approvato dalla giunta resta valido».  In sostanza è stato ribadito da parte dell'amministrazione comunale che i presunti abusi commessi nella realizzazione della palazzina dovranno essere sanati, come previsto nell'ordinanza emessa nei giorni scorsi, abusi che però - secondo i tecnici comunali - non riguardano l'intera costruzione ma solo parti di questa. 

Tenuta di Rimigliano.
Sul piano della tenuta di Rimigliano, per Filippi «non c'è bisogno di documentazioni integrative, né si possono certificare le conformità urbanistiche ed edilizie degli immobili esistenti; sarà cura della proprietà certificarne la legittimità». Filippi ha parlato «di una testimonianza attendibile che assicura che tutti gli edifici compresi nel piano erano già esistenti nel 1966».  Bertini, fuori commissione, avanza più di una perplessità. «Perché - si chiede - se 3.400 mq di edifici devono rimanere agricoli e saranno ristrutturati dove sono, ovvero fuori dagli ambiti poderali, la somma della superficie lorda di pavimentazione nei nuclei poderali e delle stalle sparse, dell'asilo e della teleferica, è pari alla somma delle superfici nei vari nuclei poderali dopo l'intervento di demolizione totale? Sarà quindi la proprietà a decidere dove autolimitarsi nel realizzare ampliamenti». Secondo Bertini, «il patrimonio edilizio esistente era stimato in 17.000 mq. Fino ad una settimana fa, non conoscevamo alcun manufatto fuori dai nuclei poderali, salvo asilo, teleferica e ovili. L'esistente, pur contando castri, cucce per cani, concimaie e tettoie, e pur applicando il volume diviso per 3 dove i soffitti sono alti e considerando la sola superficie dove sono bassi, arriva a 13.190 mq. Come rimediare? Ecco che sbucano dal nulla 2.300 mq di stalle sparse che tuttavia, si precisa, non potranno essere trasformati in case. I 2.300 mq non risultano nei rilievi topografici, non c'è una firma che sia una, non si fotografano gli edifici, eppure si conteggia questa roba nei metri quadrati esistenti».  Secondo il Forum, «il Comune autorizza a demolire totalmente poderi ed immobili di pregio, procedendo, solo dove sia possibile, alla fedele ricostruzione. Si possono quindi demolire e ricostruire tutti gli edifici della tenuta. Persino l'altra invariante di piano strutturale, la maglia viaria, potrà essere modificata». (p.f.)

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