Sicurezza
Acciaio, già polemiche sul film
Francesca Lenzi
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La troupe su una gru per riprendere dallalto lo stabilimento Lucchini Operai irritati: «Per il set scelti i luoghi più brutti»
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PIOMBINO. Una stanzina degli attrezzi scelta come spogliatoio, un calendario con donne provocanti come arredo, e la rabbia di chi non si riconosce in un luogo comune banale e neppure autentico. La troupe di "Acciaio" ha visitato pochi giorni fa la fabbrica. Ormai i sopralluoghi si ripetono per le riprese previste all'interno delle acciaierie. Da una di queste perlustrazioni nasce la stizza di chi l'acciaio lo lavora davvero, tutti i giorni, dentro l'immensa città di ferro che vive dentro Piombino. A giro per i locali, alla ricerca di un set, un angolo interessante, uno spazio azzeccato ai fini narrativi, la troupe visita la mensa e altri ambienti, sino all'incontro che provoca la reazione di orgoglio degli operai. Si cerca, sembra per una scena con protagonista Alessio, interpretato da Michele Riondino, un luogo dove il personaggio possa cambiarsi. Bene, c'è lo spogliatoio, con tanto di docce, armadietti e tutto il resto. No, non va bene. La visione casuale con uno stanzino per gli attrezzi convince lo staff cinematografico sull'efficacia della location. «Fra tanti posti dovevano scegliere proprio uno sgabuzzino, che per ovvie ragioni non è il massimo della pulizia e della bellezza. Quando poi, da un'altra parte, hanno visto un calendario un po' osé, non hanno nascosto l'entusiasmo», racconta un operaio il cui nome, per motivi di privacy non sarà rivelato. «Queste sono cose che ti fanno arrabbiare - continua l'uomo - Voler dipingere l'operaio come un troglodita. Già il romanzo mi aveva annoiato terribilmente. Anche lì sembra che i soli frequentatori del "Gilda" siano gli operai. Ma quando mai! L'arte avrebbe il dovere di stroncare i luoghi comuni. Sotterrarli. Legare il lavoro manuale alla trivialità ed agli istinti più bassi è mediocre e volgare. L'impressione ricavata con i colleghi è di uno scarso interesse alla verità. Trovo lecito incavolarmi davanti all'ennesimo tentativo di trasformare la classe operaia (e quindi una città) in un immenso luogo comune». La critica va soprattutto all'immagine impostata sulla figura dell'operaio, prima nel libro, ora nel film.«Anche se non voglio condannare la pellicola prima di vederla - afferma il nostro interlocutore - Magari ne verrà fuori una cosa bella, anche se, viste le premesse, ho i miei dubbi. E sappiamo tutti che oggi il vero mezzo di comunicazione non è la letteratura ma il cinema. Ho paura che ne uscirà un quadro pessimo di Piombino». Un altro rimprovero rivolto ad "Acciaio" è l'ipotetico senso di frustrazione di chi lavora nella fabbrica. «Ci vogliono far passare come gente avvilita, che vive in modo tragico la propria professione. In realtà è solo un lavoro per guadagnare. Abbiamo tante passioni e conoscenze; e fuori una vita come tutti, fatta di interessi, amici e famiglia».
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