Sicurezza
Tozzi: i cinghiali vanno eliminati
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Mario Tozzi Braccio di ferro con il suo vice Banfi
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PORTOFERRAIO. «La questione vicepresidenza non esiste più». Queste la lapidaria frase del presidente del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, Mario Tozzi rivolta al vicepresidente Angelo Banfi dopo accuse e precisazioni intercorse tra i due vertici dell'ente in questi ultimi giorni ma che non hanno prodotto cambiamenti sulle rispettive posizioni. Una questione partita dall'emergenza cinghiali e finita sul piano formale delle competenze della vicepresidenza, delegate da Tozzi ad Umberto Mazzantini, dopo che Banfi lo aveva accusato di parlare a titolo personale nel momento in cui indicava nell'eradicazione degli ungulati la misura decisa dal Parco Nazionale. Una vicenda che alla fine è arrivata fino alla Direzione Generale per la protezione della natura e del mare del Ministero dell'Ambiente che dopo aver affermato, con un proprio parere scritto, che l'ente Parco non può prescindere "da un clima di serena collaborazione tra i soggetti interessati alla governance soprattutto a livello locale" afferma che in assenza del presidente si devono "riportare nell'alveo normativo" i poteri di rappresentanza legale dell'ente, ritenendo inapplicabile ogni diversa disposizione. Dicendo, in pratica che non si possono delegare questi poteri a proprio piacimento. «Il vicepresidente - afferma Banfi - è eletto dal consiglio direttivo e dalla giunta esecutiva, non dal presidente che oltre a non poter rimuovere nessuno - specifica- è inibito anche dalla proposizione di una qualsiasi mozione di sfiducia nei confronti del vicepresidente». Banfi rivendica il suo intervento concreto con i cittadini per risolvere la questione cinghiali, mentre ricorda allo stesso tempo che il consiglio direttivo non ha mai esaminato, né dibattuto né deliberato sulla questione eradicazione ungulati. Un problema che oggi secondo il presidente del parco Mario Tozzi vede una compattazione straordinaria dei portatori di interesse e che quindi senza ombra di dubbio va nella direzione dell'eradicazione. Per questo il vicepresidente potrebbe essere rimasto l'unico a sostenere la non necessità di eradicare quelli che ormai vengono chiamati "manghiali", sostantivo nato dalla crasi di cinghiali e maiali, per indicare le loro alta prolificità e capacità di adattarsi. Tozzi è convinto che la maggioranza del consiglio direttivo si esprimerà per l'eradicazione totale di questi animali. «A quel punto capirai che l'unico ad aver parlato a titolo personale sei tu» scrive a Banfi il presidente del Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano, ricordandogli i viaggi che lo steso vicepresidente avrebbe fatto presso il Ministero e il Dipartimento protezione natura criticando il parco per non aver risolto il problema degli ungulati. «Ce n'è abbastanza.- secondo Tozzi - per non ritenere che Banfi potesse esprimere la voce del parco o rappresentarlo». Ergo non godere più della sua fiducia. Intanto il vicepresidente ha annunciato che non ha nessuna intenzione di rassegnare le sue dimissioni. «Anche perché - termina - voglio stare comunque dalla parte di chi vorrà migliorare le proprie esigenze essenziali di vita ampliando la casa e aggiungendo un locale secondo le accresciute necessità familiari". Banfi o sgombra il campo da ogni velleità presidenziale nel prossimo quinquennio. Ma evidentemente quella che ormai tutti definiscono una tempesta in un bicchier d'acqua non può prescindere dalla scadenza di mandato del presidente Tozzi. Le pedine si stanno muovendo e consapevolmente o meno diverse azioni possono rappresentare il punto di partenza per nuove battaglie da giocarsi in vista dell'obiettivo finale. Antonella Danesi ALTRO SERVIZIO A PAG. 14
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