Il Tirreno

Amministratori divisi sulle strategie da adottare per il contenimento degli ungulati

I sindaci litigano anche sui cinghiali

Stefano Taglione
Un cinghiale dentro un’area boschiva del versante occidentale dell’isola
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Un cinghiale dentro un’area boschiva del versante occidentale dell’isola

Segnini e Peria prendono posizione a favore del piano del Parco

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 PORTOFERRAIO. E' scontro istituzionale sui cinghiali. I sindaci elbani si dividono sulle modalità di rimozione degli ungulati. Alcuni appoggiano la proposta di eradicazione avanzata dal Parco, mentre altri preferirebbero che il Pnat desse una deroga ai cacciatori in modo da farli entrare nelle aree protette e sterminare gli animali. C'è anche chi appoggia l'idea del sindaco di Marciana Anna Bulgaresi, che ha proposto un sistema di macellazione e vendita del cinghiale "made in Elba".  Primi cittadini quindi uniti per abbattere gli animali, ma polemici col Parco.  Marciana Anna Bulgaresi è stata fra i primi a prendere posizione, proponendo un sistema di macellazione e vendita dei suini. Un modo per fare cassa e «per trasformare cinghiali e mufloni locali - dice - in prodotti di nicchia magari col marchio Ente Parco. Gli ungulati arrivano nei giardini, passeggiano sulle terrazze indisturbati e lasciano le loro tracce ovunque. Gli agricoltori, non vivono proprio bene questa situazione. Devono essere abbattuti».  Rio nell'Elba. L'idea Bulgaresi piace a Danilo Alessi. «E' una proposta valida - afferma - e mi sono già attivato per verificarne la fattibilità. Purtroppo, però, non c'è possibilità che venga attuata e, a queste condizioni, ben venga l'eradicazione, ma senza l'aiuto dei cacciatori in quanto la legge vieta loro di sparare nelle aree protette».  Marciana Marina. E' polemica fra il sindaco Ciumei e il Pnat. Secondo il primo cittadino marinese il Parco fa solo demagogia e dovrebbe ascoltare di più i cacciatori. «L'ente non ha inoltrato alcuna richiesta ufficiale ai Comuni - dice Ciumei - e pertanto attua solo una propaganda demagogica. Non sanno nemmeno loro cosa vogliono». Il sindaco apre alla proposta dell'Ambito Territoriale di Caccia, che ha chiesto al Parco una deroga per sparare nelle aree protette. «Con i cacciatori il problema verrebbe risolto gratuitamente - continua Ciumei - e dubito che senza di loro il Parco riesca a fare qualcosa. Tuttavia, se hanno soldi da spendere per l'eradicazione degli ungulati è bene che ci provino».  Porto Azzurro. Anche il sindaco Maurizio Papi si dice d'accordo con la linea tracciata dal collega Ciumei. «Bisogna fare un intervento radicale - dice Papi - perché questo è ciò che la gente si aspetta. Preferirei un grande abbattimento invece che un completo sterminio e, per questa ragione, vedo di buon occhio l'intervento gratuito dei cacciatori. Gli agricoltori che vivono del proprio raccolto aspettano con ansia questi interventi».   Campo nell'Elba. L'amministrazione campese apre alla proposta del Pnat. «Quello dei cinghiali è un fenomeno da arginare - commenta il sindaco Vanno Segnini - e necessita senza ombra di dubbio di una soluzione. Non è pensabile che i singoli cittadini, di cui abbiamo raccolto le lamentele, vedano compromessa la loro sicurezza nelle loro proprietà. Se la normativa non consente ai cacciatori l'ingresso nelle aree protette, allora deve essere lo stesso Ente Parco a proporre soluzioni per il superamento del problema». Portoferraio. C'è sintonia fra le vedute del Pnat e quelle dell'amministrazione portoferraiese. «Siamo d'accordo con quanto proposto dalla direzione - dice il vicesindaco Cosetta Pellegrini - e crediamo che il Parco faccia bene ad agire in base alle normative vigenti. Finché ci sarà una legge che vieterà ai cacciatori di mettere piede nelle aree protette, è giusto che questa venga rispettata».

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