Gioco
Anticoagulanti, l'Asl punta un'altra volta sui medici di base
Valeria Parrini
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Lospedale Villamarina e in alto un laboratorio di analisi 2 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. Passaggio di livello e, contemporaneamente, nuove nubi sul Centro di sorveglianza della terapia anticoagulante a Villamarina. Torna la possibilità che ad occuparsi del dosaggio dei farmaci, reso estremamente delicato dall'interazione con numerosi altri elementi, siano i medici di base. Non più gli ematologi del laboratorio analisi dell'ospedale. Si parte dalla notizia positiva. Entro l'anno il Centro piombinese diventerà punto di riferimento per l'intero territorio aziendale. In sostanza, assumerà funzioni di consulenza specialistica, di coordinamento e formazione degli operatori che, nelle singole zone dell'Asl 6, gestiscono il servizio. La novità è sancita da una delibera approvata in agosto e reperita sul sito Internet dell'azienda. In alcuni passaggi l'atto desta le perplessità forti della sezione locale dell'Aipa. L'associazione dei pazienti anticoagulati, nata pochi anni fa anche a Piombino, con cinquemila firme, arginò il depotenziamento del servizio a cui si rivolgono periodicamente buona parte dei circa 450 pazienti costretti a sottoporsi alla Tao e a fare i conti con le tante variabili che la influenzano. Contrariamente alle affermazioni aziendali, l'Aipa si dice all'oscuro della decisione. Perchè ai suoi consiglieri non sarebbero passati inosservati i paragrafi che assegnano ai medici di famiglia, test ematici a parte, la presa in carico del paziente. E con tempi di risposta tra il prelievo e il dosaggio, decisamente dilatati rispetto agli attuali: fino a 24 ore contro le due o tre necessarie adesso. La delibera descrive la procedura: prelievo a Villamarina ed entro 24 ore da allora, risultato cartaceo consegnato al paziente che, a sua volta, lo porterà al suo dottore per l'aggiornamento della terapia. «Lo scarto temporale può fare la differenza, visto che parliamo di rischi trombotici e cardioligici seri», afferma Ornella Caponi, presidente Aipa. Che aggiunge: «Non escludiamo a priori un coinvolgimento del medico curante, figura per la quale nutriamo il rispetto necessario. Crediamo anche - prosegue - che ciascun paziente possa decidere cosa sia meglio per lui in termini di sicurezza. Ma la chiarezza è indispensabile come è indispensabile che al Centro rimangano le funzioni attuali. Quindi, analisi e prescrizione dei farmaci. Se si chiamano Centri di sorveglianza, una ragione c'è. E - chiude Caponi - non può essere semplicemente quella di mettere in campo lo specialista solo quando si presentano problemi non sempre rimediabili».
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