Il dolore
Altolà di Legambiente ai cacciatori
L'associazione a difesa del Parco, mercoledì incontro dal viceprefetto
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PORTOFERRAIO. Una proposta indecente. Non ci sono tentennamenti da parte di Legambiente nel respingere le proposte dei cacciatori. Un no secco che arriva a ridosso dell'incontro previsto per mercoledì con il viceprefetto, Parco e associazioni di categoria proprio per dare risposte all'ermergenza ungolati. Un no secco e quasi una difesa del Parco, l'ente che i cacciatori, quelli dell'Atc e Federcaccia avevano messo sul banco degli accusati. Intanto il cambiamento di regole che era stato chiesto. Umberto Mazzantini è il portavoce di Legambiente per le isole minori: Dice: «La caccia nelle aree protette è vietata da due leggi nazionali. Si vuol chiedere all'Ente Parco di violare le leggi? E si pretende che la Prefettura chieda all'Ente Parco di violare le leggi? Sarebbero questi gli atteggiamenti rigidi del Parco? Se quella legge va modificata deve farlo il Parlamento, non il Parco, i comuni elbani o la Provincia». Quale soluzione. Legambiente è convinta che: «L'eradicazione dei cinghiali dall'Elba è possibile e lo dimostra proprio quello che dicono i cacciatori: l'ultimo cinghiale "maremmano" è stato ucciso all'Elba nel 1802 e quella prima eradicazione la fecero i contadini senza fucile, non i cacciatori, allora praticamente inesistenti. I cinghiali, o meglio gli attuali cinghiali di origine centro-europea incrociati con i maiali e con una fortissima variabilità genetica, li hanno importati i cacciatori più di un secolo e mezzo dopo, a puro scopo venatorio, in un mutato contesto ambientale e socio-economico, e non hanno nulla a che vedere con il cinghiale già eradicato 210 anni fa: sono animali alloctoni, ibridati, distruttori della biodiversità e dell'agricoltura elbana». Ma non basta. Rimarca Legamiente: «Il problema dei cinghiali è in gran parte fuori dal Parco e fuori dal Parco ci sono 600 cacciatori che prendono molti meno cinghiali di una quarantina di gabbie dentro il Parco. Se i cacciatori vogliono collaborare davvero col Parco facciano funzionare gli abbattimenti con i cacciatori/selettori formati dal Parco, accettino di fare la caccia con due soli cani dentro l'area protetta». La strada da percorrere? Sottolinea Legambiente: «Accordi e compromessi sono possibili, ma secondo le leggi dello Stato e le regole del Parco che ne derivano. La furbizia di dire che la colpa dell'aumento dei cinghiali non è di chi li ha introdotti, ma di chi vuole eradicarli perché distruggono l'ambiente, è finita. Le associazioni venatorie non hanno nel Parco una controparte: il loro compito è quello di dimostrare che vogliono e possono ridurre fortemente la popolazione di cinghiale fuori dall'Area Protetta, un compito che devono concordare con Comuni, Provincia e Regione, assumendosi tutte le loro responsabilità di aver creato questo disastro faunistico ed ambientale che è diventato anche economico». Linee guida insomma senza scuse o raggiri anche perchè secondo Legambiente «con la scusa del cinghiale si vorrebbe addirittura andare a cacciare avifauna all'interno del Parco. La possibilità di un intervento dei cacciatori per ridurre i cinghiali esiste, ma non certo chiedendo impossibili deleghe per le battute al cinghiale dentro il Parco, che hanno dato scarsissimi risultati rispetto alla cattura con gabbie e che sono già state bocciate come illegittime dal Ministero dell'Ambiente al tempo del Ministro Altero Matteoli».
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