Il Tirreno

Cinghiali, appello al Parco da Atc e Federcaccia

Stefano Bramanti
Cinghiali, appello al Parco da Atc e Federcaccia

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PORTOFERRAIO. Un appello al Parco. Un appello da parte delle associazioni di categoria dei cacciatori per arginare l'emergenza ungolati. Renato Cecchini (Atc) e Graziano Signorini (Federcaccia) non hanno tentennamenti: «Eliminiamo pregiudizi e ideologie e troviamo un'intesa per controllare il numero degli animali». Parole chiare quelle del presidente dell'Atc ente istituzionale, esterno alla superficie del parco, dedito al recupero ambientale di 5000 ettari, al risarcimento dei danni provocati dagli animali alle colture e altre mansioni compreso il ripopolamento di fagiani e lepri. «Ci vogliono - rimarca Cecchini- interventi straordinari con deroghe alla legge 394 che dice no alla caccia nel parco. In paesi europei, in alcuni parchi, le attività venatorie sono consentite. La caccia è utile all'equilibrio ambientale».  A costo zero, suggerisce Cecchini facendo intervenire i cacciatori, si può riequilibrare il numero degli ungulati. «Il parco privilegia - conclude- l'uso delle gabbie per la cattura ma spende circa 40 mila euro l'anno. All'istituzione del parco purtroppo la legge non ha voluto tener conto dell'esistenza di cinghiali e mufloni». Ma come rispondere al fatto di aver introdotto questi animali sul suolo elbano?" «Il discorso - commenta Sergio Polastri, fra i più noti cacciatori dell'isola - dei cinghiali non elbani è inesatto. Scavi archeologici dimostrano l'esistenza, nei presidi etruschi di Monte Castello e di San Martino, di resti di questi animali. Anche documenti della Marucelliana e degli Statuti di Capoliveri, dicono che nel 1729 il cinghiale era sull'isola. Poi si è estinto, quindi oggi è presente come lo è stato nel passato». Il problema però esiste. «"Siamo disponibili ad accordi e il parco ora deve far rispettare la 394. - afferma Signorini- ma si chiedano deroghe, altrimenti gli animali ci invaderanno sempre di più. Il Capanne è tutto parco: gli ungulati vivono sonni tranquilli e crescono in modo abnorme». Di certo risarcimenti per danni alle colture per circa 4000 euro nel 2010 e poi sottolinea Cecchini «registriamo una netta riduzione di cacciatori isolani-passati da 1200 a seicento. La nostra attività ha spese di almeno 2000 euro l'anno a iscritto. Senza dubbio possiamo avere un ruolo importante di controllo ambientale su mufloni e cinghiali».

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