Il dolore
Scontrino anche sulla spiaggia
Melisanda Massei Autunnali
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Un bagno sulla Costa Est I bagni dovranno rilasciare ricevuta per ombrelloni, lettini e pedalò
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PIOMBNO. La manovra finanziaria del governo reintroduce lo scontrino fiscale per gli stabilimenti balneari e i titolari delle concessioni storcono il naso. «A parte il fatto che niente è definitivo in questi provvedimenti, visto che cambiano praticamente ogni giorno - commenta Marco Montagnani, presidente Fiba Confesercenti - Quello che succederà, di conseguenza, è ancora tutto da vedere». In concreto, se quanto deciso sotto la manovra di Ferragosto dovesse rimanere tale, chi affitta ombrelloni, lettini e pedalò perderebbe il grosso vantaggio della libertà di rilasciare o meno regolare ricevuta fiscale, norma fissata da una legge del 1996. Le multe non sarebbero leggere: il tetto massimo per lo stabilimento pescato fuori norma è stato fissato a 516 euro. In realtà, a essere più precisi, esistono dei casi in cui questi stabilimenti già adesso sono obbligati alla certificazione, e cioè nel caso in cui queste imprese coprano anche attività non strettamente attinenti alla gestione del bagno e dunque (ma solamente queste) sottoposte allo scontrino: piscine, saune, corsi di vela, nuoto, surf e sub, parcheggi, prestazioni estetiche, e tutto il settore della ristorazione. Per tutti gli altri la ricevuta fiscale va a discrezione dell'esercente, con conseguenze di evasione - testate su un territorio nazionale - che appunto sono a capo dell'azione governativa. La nostra zona sembra essere molto più disciplinata rispetto ad alcune stime che emergono da varie zone, anche altamente turistiche, d'Italia (per gli stabilimenti di Savona, ad esempio, si parla di quasi il 90% di attività fuori regola). Su suggerimento dei propri commercialisti, molti proprietari hanno infatti provveduto già da tempo, in qualche caso anche da una decina d'anni, a dotarsi comunque della ricevuta non fiscale da rilasciare ai propri clienti. «Anche per fornire al cliente un riscontro di quanto ha pagato e che lui stesso chiede», specifica Montagnani. Su questo tipo di documentazione, tuttavia, la guardia di finanza non può operare alcun controllo, limitat a scontrini e ricevute fiscali. C'è però da aggiungere, prosegue Montagnani che «tutti gli stabilimenti balneari sono sottoposti a specifici studi di settore da parte dell'Agenzia delle Entrate, il che è già un modo per tenerli sotto controllo e verificare che le cose siano fatte come si deve: un certo numero di posti ombra, di ombrelloni, un certo numero di metri cubi d'acqua, di cabine, docce e spogliatoi, energia elettrica consumata, personale addetto, area occupata e specifiche caratteristiche». Tutto questo è regolamentato secondo determinati parametri ed è sulla base di queste norme che lo studio di settore determina sia quanto quella precisa impresa deve incassare e dunque anche il rispettivo tetto di tassazione. «Tutti questi fattori - conclude il presidente Fiba - sono ben tenuti sotto controllo. Di conseguenza non si può certo dire che queste imprese siano state per tutto questo tempo zona franca».
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