Il Tirreno

Così Tovoli colora il "Dracula" in 3d di Dario Argento

Francesca Lenzi
Luciano Tovoli
◗
Luciano Tovoli

2 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. Il suo lavoro è creare la luce di un film. Illuminare i volti degli attori, colorare le quinte sceniche, firmare il profilo visivo della pellicola. Luciano Tovoli, nato 75 anni fa a Massa Marittima, è uno dei più importanti direttori della fotografia di tutti i tempi. Legato a Piombino, dove ha trascorso la giovinezza, respirando e imparando l'arte della fotografia dai grandi professionisti locali dell'epoca, Tovoli torna spesso in città tra le pause dei suoi mille impegni. Come qualche giorno fa: occhiali da sole e camicia azzurra, camminando in corso Italia, racconta dell'ultimo lavoro: il Dracula di Dario Argento in 3d che presumibilmente non uscirà prima della prossima primavera.  «Mi sono divertito moltissimo - dice Tovoli - Era tanto che non collaboravo con Dario (Argento ndr). L'ho trovato più impaziente di una volta, ossessionato dal rispetto dei tempi organizzativi, ma sempre entusiasta del cinema. Ogni sera, durante la lavorazione del film, abbiamo cenato insieme, parlando poco della pellicola da girare, ma molto del mondo della settima arte».  Realizzato tra Biella, dov'è presente un quartiere, il Ricetto, di origine romana perfettamente conservato, e in un castello di Ivrea, il Dracula del regista romano è la terza collaborazione tra Argento e Tovoli. Prima, i due capolavori della paura, il luminosissimo "Tenebre", ambientato in uno straniante Eur e, soprattutto, lo straordinario e allucinatorio "Suspiria", impreziosito dal violento ed eccessivo technicolor.  Ora nove settimane di riprese, quasi sempre al buio, o in interni, per rievocare la magia del signore della notte. «È stata la mia prima esperienza con l'alta definizione - spiega Tovoli - In realtà un esperimento l'aveva già provato Antonioni con Il mistero di Oberwald, ma ovviamente eravamo lontani dai risultati di oggi. Volevo una luce calda, e fortemente espressiva. Ci sono riuscito usando i Par 64, lampade storiche da 1.000 watt l'una. Sono molto potenti, e sono sempre state utilizzate nel cinema per illuminare palazzi e sfondi. Io invece li ho usate sui volti degli attori. Inoltre le ho modificate, mettendo dei filtri di vario tipo in modo da creare più effetti».  Prossimamente Tovoli riceverà un premio alla carriera a Teramo, poi la partecipazione a un festival e intanto il progetto, in collaborazione con il collega Vittorio Storaro, di un libro, scritto dal giornalista Stefano Masi, sui 150 direttori della fotografia più grandi di sempre.  Luciano Tovoli, dai calzoni corti portati per le strade piombinesi negli anni di Gias Carobbi, Enzo Della Monica e Renzo Chini, al successo nel cinema mondiale, come geniale pittore di luce e colori.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini