Il dolore
Ascometal, via libera alla vendita
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La fabbrica Lucchini Ma il piano di risanamento della Lucchini resta al palo
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PIOMBINO. L'antitrust ha dato il via libera alla vendita di Ascometal, la controllata francese della Lucchini, al fondo d'investimenti Apollo. Un parere scontato, considerato che la società americana non controlla altri gruppi siderurgici in Europa, che tuttavia non scioglie i nodi legati al piano di ristruturazione finanziaria del Gruppo. A luglio non è stato infatti possibile presentare il primo in tribunale a causa dell'intervento del governo francese, che ha bloccato la vendita separata delle quattro centrali idroelettriche di Ascometal ad una società svizzera, considerandole asservite all'attività dell'azienda siderurgica. Un ostacolo inatteso che aveva messo di malumore le banche e messo in ulteriore difficoltà la Lucchini. Dalla vendita delle centrali dovevano infatti arrivare 50 milioni di euro, la parte più consistente del prestito ponte (in totale 80 milioni) che avrebbe dovuto dar fiato alla ripresa della Lucchini. Dopo l'ok dell'antitrust, Ascometal potrebbe essere immediatamente ceduta. Ma resta il problema delle centrali che a questo punto non possono che rientrare nel pacchetto che sarà acquisito da Apollo. Sul valore da attribuire alla centrali è dunque in corso una nuova trattiva, ma è assai improbabile che il Gruppo Lucchini riesca a strappare lo stesso prezzo offerto dagli svizzeri. L'equilibrio faticosamente raggiunto con l'accordo del 6 luglio scorso al ministero dello Sviluppo rischia dunque di saltare. «Per assicurare ala Lucchini la liquidità necessaria - sostiene il segretario provinciale della Fiom Luciano Gabrielli - è necessario che le banche rinuncino ad una parte degli entroiti che dalla vendita di Ascometal dovevano andare alla riduzione del debito». A fare le spese della ancora precaria situazione finanziaria della Lucchini sono di nuovo le imprese d'appalto che, a causa del mancato arrivo del prestito ponte, non hanno ricevuto i pagamenti di giugno è luglio. I crediti vantati dalle ditte hanno superato i 120 milioni, ma l'azienda, con una lettera spedita a fine luglio, le ha invitate a pazientare.
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