Il Tirreno

Il cucciolo, uscito da un branco, prima è stato riportato al largo di Carbonifera ma poche ore dopo è morto

Agonia di un delfino davanti ai bagnanti

Cecilia Cecchi
Il delfino morto nelle acque di Carbonifera
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Il delfino morto nelle acque di Carbonifera

Legambiente accusa la capitaneria che si difende: «Abbiamo fatto il possibile»

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 PIOMBINO. A Carbonifera, un sub di Prato ha soccorso per un pomeriggio intero un delfino che poi è morto. Il quotidiano online Greenreport ieri ha raccontato la lotta dei bagnanti, il tentativo di assistenza via cellulare fatto da Legambiente. Mentre la guardia costiera risultava latitante.  Ma la guardia costiera - secondo quanto sostiene dall'Ufficio circondariale marittimo di Piombino, il comandante Alessandro Russo - la mattina intorno alle 12,30 era già intervenuta. «Il battello Gc338, distolto da altri servizi - spiega Russo - e i miei uomini sentiti i biologi marini, con estrema cautela e molto lentamente hanno portato il cetaceo più al largo possibile. Dopo circa un'ora e mezza di assistenza, col delfino al largo e nuovamente autonomo, lo avevano lasciato solo». Quando è arrivata la nuova telefonata dopo le 19, molti contatti con l'Istituto di biologia marina di Piombino e l'Asl "per istruzioni" e telefonate all'Arpat Area mare Livorno. «Di concerto con Letizia Marsili, dipartimento scienze ambientali dell'università di Siena - dice Russo - erano stati inviati sul posto studenti di biologia marina che erano già in zona: ma quando sono arrivati insieme a due uomini della guardia costiera, vero le 20,45, il delfino era già morto. Il mio personale ha fatto di tutto per salvare il delfino. Solo personale altamente specializzato può tentare manovre in extremis».  Ma cosa si doveva o si poteva fare per aiutare il delfino? I conti non tornano a Giovanna Neri che si occupa dello spiaggiamento cetacei per Legambiente Arcipelago Toscano: «Il branco di circa 15 delfini è stato avvistato a metà mattina, nel mare proprio di fronte a Carbonifera - dice Neri - come se gli adulti sostenessero il cucciolo. Nel pomeriggio questo cittadino si è fatto carico di un'azione civilissima, ha impegnato il suo tempo per aiutare questo piccolo tursiope mentre altrettanto non ha fatto chi sarebbe obbligato per legge. Oltre tutto - aggiunge Giovanna Neri - la capitaneria fin dalla prima chiamata ricevuta avrebbe dovuto dire, per poi ripetere, che l'animale non deve essere toccato con le mani, ma solo coi guanti e se finisce in spiaggia deve essere isolato. È una procedura di tipo sanitario da mettere in atto nell'attesa dell'arrivo del biologo».  «Ma dalle 19,10 - sostiene Neri - questo bagnante, aiutato dai suoi bambini, ha cercato di accudire il piccolo delfino sino alla fine, verso le 20,30. A quell'ora in spiaggia c'erano i carabinieri. Dopo le 21 anche la guardia costiera con una biologa. Tutto troppo tardi e con modalità discutibili».  Il piccolo delfino è stato trasportato al museo cetacei di Livorno. E si è già provveduto a fare l'autopsia. «Dalle immagini sembrava fosse pure ferito - conclude Giovanna Neri - Dai risultati autoptici è stata riscontrata una malattia polmonare... stava morendo. Ci sono comunque diversi modi per gestire anche queste situazioni».

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di Redazione web