Attenzione
«No al Comune unico, subito l'Unione»
Quattro sindaci bocciano la proposta di Anselmi e Tortolini
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PIOMBINO. Fa sempre più discutere la proposta del sindaco Gianni Anselmi e del consigliere regionale del Pd Matteo Tortolini di realizzare un Comune unico in Val di Cornia e di "traslocare" nella Provincia di Grosseto. Ieri sera 270 lettori avevano votato il sondaggio sul nostro sito. Netto il vantaggio dei favorevoli al Comune unico (75%), ma anche i fautori del passaggio alla Provincia di Grosseto sono per ora la maggioranza (60%). Ieri comunque è stata la giornata dei sindaci della Val di Cornia, che sulla questione dell'architettura istituzionale hanno inviato al Tirreno un comunicato congiunto in cui l'ipotesi di Comune unico viene respinta - almeno per ora - in favore di una rapida creazione dell'Unione dei Comuni. Per Rossana Soffritti (Campiglia), Michele Biagi (San Vincenzo), Luciano Cencioni, (Sassetta) e Giampaolo Pioli (Suvereto), «il tema del Comune unico era stato posto alcuni mesi fa, e la conclusione, condivisa nell'area politica che governa il nostro territorio, fu la seguente: "Il tema è importante, l'obiettivo condivisibile, a condizione che realizziamo subito l'Unione dei Comuni, passaggio intermedio, nel quale recuperare una capacità di lavorare insieme, messa in discussione dall'abolizione del Circondario, e facciamo maturare nelle comunità, praticando in forma associata forte le funzioni fondamentali dei comuni, l'idea anche del Comune Unico". A questo stiamo lavorando». Ora invece arriva quella che i quattro sindaci definiscono «un'inaspettata accelerazione del processo e la scomparsa del passaggio Unione dei Comuni. Questo, invece di avvicinare la condivisione degli altri Comuni e delle comunità, rischia di allontanarla». Per Soffritti, Biagi, Cencioni e Pioli «trasformare Comuni in frazioni senza che questo processo, in sé per niente scandaloso, preveda una fase di maturazione dell'opinione pubblica, non è proponibile. Il senso di appartenenza non è un sentimento con cui giocare con disinvoltura, pena brutte sorprese». Inoltre «la scomparsa di consigli comunali di comunità anche piccole, ma dove resta vitale il dibattito quotidiano sulle soluzioni dei problemi, dove si incontrano per la strada sindaco e assessori, sostituiti (forse) da uno o due rappresentanti nel nuovo consiglio, non è cosa da poco. Non può essere una decisione a tavolino, ma il frutto di un disegno complesso e delicato, teso a mantenere in vita non "sportelli" ma luoghi decentrati di vitalità democratica. Mancanza di determinazione, in un'epoca che chiede capacità di decisione e coraggio? Forse lo stesso coraggio che avrebbe richiesto una rapida costituzione dell'Unione, di cui si parla da oltre due anni». Ai sindaci poi non piace l'idea di «concentrare proprio ora l'attenzione su un tema del genere, avallando la barzelletta del governo che il problema della spesa pubblica siano i Comuni troppo piccoli». Infine «sull'Unione c'è un accordo tra i Comuni che prevede una fase di progettazione definitiva entro la fine dell'anno, finanziata dai residui di bilancio del Circondario e da un piccolo contributo regionale. Questo serve a risolvere anche un altro problema: entro il primo gennaio 2012 Suvereto e Sassetta hanno l'obbligo di trovare altri Comuni con cui associare almeno due funzioni fondamentali, pena la nullità dei loro atti. Se si ritiene, come spero, che anche questo sia un problema di tutti, bisognerà agire in fretta in quella direzione. Oppure i due piccoli Comuni non sono sufficientemente "strategici"? La nostra proposta è di lavorare a un'Unione rapida e forte, dove impegnare, con coraggio, le grandi funzioni comunali. L'obiettivo del Comune Unico rimane una prospettiva su cui ragionare. Ma se non ci si avvicina ad essa con tappe che consolidino il processo, facendone un vero patrimonio collettivo di istituzioni e cittadini, crediamo che non vi siano i termini per affrontarla. Soprattutto perché nessuno degli altri Comuni accetterà di essere ridotto a un problema contabile».
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