Il Tirreno

No alla abolizione del 25 aprile, del Primo maggio e del 2 giugno

La giunta difende le feste civili «Sono il simbolo della nazione»

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 PIOMBINO.  La giunta comunale prende una posizione decisamente contraria al provvedimento voluto dal governo, che, con la norma inserita nella manovra finanziaria di Ferragosto, prevede di abolire le festività civili accorpando le celebrazioni del 25 aprile, festa della Liberazione, del Primo maggio, festa dei Lavoratori, e 2 giugno, festa della Repubblica alla domenica successiva.  Lo scopo della misura governativa, almeno nelle intenzioni, sarebbe quello di stimolare la produttività del nostro Paese. Ma non la pensa non la pensano nello stesso modo gli ammistratori locali.  Secondo i quali «eliminare queste feste significherebbe «cancellare ricorrenze dotate di grande significato storico e di notevole valenza politica e sociale che contribuiscono a costruire l'identità della nazione come date fondanti dello Stato democratico».  «I simboli sono importanti per una nazione, in quanto espressione di una sensibilità comune, e la loro soppressione o il loro indebolimento rappresentano la negazione di quel patriottismo costituzionale e di quella idea di democrazia sociale su cui si è costruita e sviluppata la miglior storia della nostra Repubblica», affermano il sindaco e gli assessori piombinesi.  «Valori e riferimenti irrinunciabili - sostiene la giunta - che si costruiscono attraverso la memoria. Sopprimerli risulterebbe oltremodo doloroso proprio nell'anno di una ritrovata unità nazionale attorno ai festeggiamenti per i 150 anni di questo Paese».  «La logica che ispira questo provvedimento - concludono il sindaco e gli assessori - risulta inoltre punitiva verso il mondo del lavoro e la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici».

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