LA STORIA
Così i giovanotti di Baratti diventarono garibaldini
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Recupero di relitti a Baratti3 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. La storia d'Italia si ferma - anche - qui. È l'estate 1867 quando agli appelli di Garibaldi per Roma capitale si risponde coi fatti: Jacopo Sgarallino prepara una spedizione di circa cento volontari e con la nave "Santo Stefano" parte da Livorno, il 6 ottobre. Cattivissimo tempo (succedeva spesso), il veliero naufraga all'altezza di Baratti. «Garibaldini a Baratti e cronaca di alcuni naufragi» è il titolo dell'appuntamento che si svolgerà il 4 settembre (dalle 18) al museo archeologico "Collezione Gasparri" - via di Sotto 8, Castello di Populonia. Incontro che nasce dalla passione per la memoria culturale locale dell'Associazione Amici di Populonia (sotto la guida del presidente Alfredo Massart) e che, nel caso, celebra pure i 150 anni dell'Unità d'Italia.
In prima linea gli eredi Sgarallino e Neri, famiglie che rappresentano il cuore della vita marinara in questa parte di Toscana. Dalle carte della famiglia Sgarallino - che si intrecciano con le vicende garibaldine - si passerà a documenti dagli archivi di Stato, più carteggi relativi a naufragi di bastimenti (e salvataggio di vite umane) dal regio ufficio della capitaneria di Portovecchio di Piombino e regia delegazione di porto Baratti, che rendono parte attiva degli interventi proprio "certi" Neri di Livorno. Un "comune sentire risorgimentale" rappresentato anche dalla nascita di una ditta di rimorchiatori - consiglio d'amministrazione composto da Nullo Sgarallino (presidente), Tito Neri, Alfredo Neri e Andrea Sgarallino - nel luglio del 1925. È il bisnonno dei Neri di oggi, Tito, che dormiva con le memorie di Garibaldi sul comodino. Storia d'Italia, che passa attraverso le famiglie e che si leggerà il 4 settembre dalle pagine del diario di spedizione della "Banda del naufragio" - collezione Sgarallino - dove si parla di passioni politiche e di un mare agitatissimo ("in mezzo al pericolo si udì un grido unanime di Viva Roma! Viva Garibaldi....") e degli eccezionali soccorsi della gente di Baratti. Dove si scopre del prosieguo dell'avventura verso l'Agro Romano, attraverso la Maremma a cui decisero di partecipare anche una "quarantina di giovanotti" dei dintorni. Tra i patrioti Agostino Canessa - poi ferito a Curtatone - avo di Valerio Canessa (memoria vivente del luogo) e pure nell'albero genealogico di Luciano Guerrieri, presidente dell'Autorità portuale. Durante l'incontro a Populonia interverranno Fabio Bertini docente di storia moderna all'Università di Firenze; Rossana Ragionieri, ricercatrice e autrice del libro "Garibaldi a Livorno Quando gli Sgarallino vestivano la camicia rossa" (Il Tirreno DeBatte ed.), il presidente degli Amici di Populonia Alfredo Massart.
Non si vedranno solo diario e carteggi. Saranno proiettate immagini dell'archivio privato Sgarallino; in più Michela, pronipote dei fratelli eroi e fedeli amici del generale, promette di portare dalla collezione familiare il copricapo di Garibaldi, indumenti e armi dei suoi fedelissimi Jacopo e Andrea. Insomma un'imperdibile occasione per vedere cimeli che da soli fanno un museo, ancora conservati in stanze private di una palazzina a Livorno.
In prima linea gli eredi Sgarallino e Neri, famiglie che rappresentano il cuore della vita marinara in questa parte di Toscana. Dalle carte della famiglia Sgarallino - che si intrecciano con le vicende garibaldine - si passerà a documenti dagli archivi di Stato, più carteggi relativi a naufragi di bastimenti (e salvataggio di vite umane) dal regio ufficio della capitaneria di Portovecchio di Piombino e regia delegazione di porto Baratti, che rendono parte attiva degli interventi proprio "certi" Neri di Livorno. Un "comune sentire risorgimentale" rappresentato anche dalla nascita di una ditta di rimorchiatori - consiglio d'amministrazione composto da Nullo Sgarallino (presidente), Tito Neri, Alfredo Neri e Andrea Sgarallino - nel luglio del 1925. È il bisnonno dei Neri di oggi, Tito, che dormiva con le memorie di Garibaldi sul comodino. Storia d'Italia, che passa attraverso le famiglie e che si leggerà il 4 settembre dalle pagine del diario di spedizione della "Banda del naufragio" - collezione Sgarallino - dove si parla di passioni politiche e di un mare agitatissimo ("in mezzo al pericolo si udì un grido unanime di Viva Roma! Viva Garibaldi....") e degli eccezionali soccorsi della gente di Baratti. Dove si scopre del prosieguo dell'avventura verso l'Agro Romano, attraverso la Maremma a cui decisero di partecipare anche una "quarantina di giovanotti" dei dintorni. Tra i patrioti Agostino Canessa - poi ferito a Curtatone - avo di Valerio Canessa (memoria vivente del luogo) e pure nell'albero genealogico di Luciano Guerrieri, presidente dell'Autorità portuale. Durante l'incontro a Populonia interverranno Fabio Bertini docente di storia moderna all'Università di Firenze; Rossana Ragionieri, ricercatrice e autrice del libro "Garibaldi a Livorno Quando gli Sgarallino vestivano la camicia rossa" (Il Tirreno DeBatte ed.), il presidente degli Amici di Populonia Alfredo Massart.
Non si vedranno solo diario e carteggi. Saranno proiettate immagini dell'archivio privato Sgarallino; in più Michela, pronipote dei fratelli eroi e fedeli amici del generale, promette di portare dalla collezione familiare il copricapo di Garibaldi, indumenti e armi dei suoi fedelissimi Jacopo e Andrea. Insomma un'imperdibile occasione per vedere cimeli che da soli fanno un museo, ancora conservati in stanze private di una palazzina a Livorno.
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