Gioco
Gli interventi fatti sulla Principessa sono urbanizzazione
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La serie di interventi che sono stati messi in atto e sono previsti su Rimigliano e via della Principessa non si chiamano valorizzazione, ma urbanizzazione. Questo è il termine tecnico con il quale si individuano: realizzazione di infrastrutture per la viabilità, realizzazione pista ciclabile, allargamento della carreggiata, realizzazione di parcheggi, illuminazione pubblica. Il processo che è in atto è quello di un'integrazione di Rimigliano nel centro urbano di San Vincenzo. Il primo passo è stato la brutale potatura della macchia che, di per sé, rappresenta il passaggio di quel luogo da parco naturale (con salvaguardia di flora e fauna) a parco urbano.
Vorrei ricordare le parole del geometra sanvincenzino Carlo Corti, che negli anni'70, come progettista del piccolo edificio di servizio in corrispondenza dell'entrata centrale del parco, parlava dell'atteggiamento del pastore che costruisce il riparo per sé e per il gregge, o del primitivo che appresta un rudimentale giaciglio. Quello a cui andiamo incontro oggi è, invece, un esempio di normalizzazione e banalizzazione di un paesaggio straordinario e la sua trasformazione successiva in un ibrido territorio del quale è difficile prevedere le caratteristiche. Le previsioni delle due rotonde e dell'illuminazione pubblica si inseriscono in questo quadro, come ulteriori contraddizioni tra l'idea di realizzare una strada parco ed elementi propri di realtà urbane ed infrastrutturali. Magari, poi, nelle rotonde ci saranno i fiorellini e il pratino, che non hanno niente a che vedere col paesaggio nel quale sono inseriti. Nemmeno due parole sono state spese sulle persone che per lavoro, per necessità, per emergenza, sono e saranno costrette a percorrere la via della Principessa. Di loro non si parla mai, come se le loro esigenze non fossero prioritarie rispetto allo svago, visto che si sta parlando di una strada. Per ultimo, vorrei ribadire che la pista ciclabile andava fatta all'interno della tenuta di Rimigliano, espropriando il viale dei Cavalleggeri e rendendolo pubblico, pedonale e ciclabile.
E' un elemento paesaggistico di primario valore e, di conseguenza, un bene comune da rendere fruibile. Trasformarlo in pista ciclabile e pedonale, avrebbe creato un asse veramente sicuro e di grande valore per la mobilità alternativa, che avrebbe collegato il Park Albatros al centro urbano, avrebbe fatto conoscere ed apprezzare il paesaggio agrario a turisti e residenti invece che far sempre girar loro la testa verso il mare. Massimo Cionini (architetto e membro del Comitato per Campiglia)
Vorrei ricordare le parole del geometra sanvincenzino Carlo Corti, che negli anni'70, come progettista del piccolo edificio di servizio in corrispondenza dell'entrata centrale del parco, parlava dell'atteggiamento del pastore che costruisce il riparo per sé e per il gregge, o del primitivo che appresta un rudimentale giaciglio. Quello a cui andiamo incontro oggi è, invece, un esempio di normalizzazione e banalizzazione di un paesaggio straordinario e la sua trasformazione successiva in un ibrido territorio del quale è difficile prevedere le caratteristiche. Le previsioni delle due rotonde e dell'illuminazione pubblica si inseriscono in questo quadro, come ulteriori contraddizioni tra l'idea di realizzare una strada parco ed elementi propri di realtà urbane ed infrastrutturali. Magari, poi, nelle rotonde ci saranno i fiorellini e il pratino, che non hanno niente a che vedere col paesaggio nel quale sono inseriti. Nemmeno due parole sono state spese sulle persone che per lavoro, per necessità, per emergenza, sono e saranno costrette a percorrere la via della Principessa. Di loro non si parla mai, come se le loro esigenze non fossero prioritarie rispetto allo svago, visto che si sta parlando di una strada. Per ultimo, vorrei ribadire che la pista ciclabile andava fatta all'interno della tenuta di Rimigliano, espropriando il viale dei Cavalleggeri e rendendolo pubblico, pedonale e ciclabile.
E' un elemento paesaggistico di primario valore e, di conseguenza, un bene comune da rendere fruibile. Trasformarlo in pista ciclabile e pedonale, avrebbe creato un asse veramente sicuro e di grande valore per la mobilità alternativa, che avrebbe collegato il Park Albatros al centro urbano, avrebbe fatto conoscere ed apprezzare il paesaggio agrario a turisti e residenti invece che far sempre girar loro la testa verso il mare. Massimo Cionini (architetto e membro del Comitato per Campiglia)
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