Sicurezza
La Lucchini riparte fra le incognite
Nicola Stefanini
Riavviato l'altoforno, operai al lavoro, ma restano i problemi di liquidità
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PIOMBINO. È stato riavviato ieri l'altoforno dello stabilimento Lucchini dopo un paio di settimane di stop per consentire i lavori di manutenzione. La graduale ripresa della produzione dello stabilimento, con colate di ghisa di qualità, è prevista per sabato. Di pari passo stanno rientrando al lavoro anche i circa 1.600 dipendenti che erano in cassa integrazione. Il grosso tornerà al lavoro entro lunedì prossimo (22 agosto); il 28 finirà la cassa e dal 29 tutti i lavoratori saranno di nuovo in fabbrica. Mentre lo stabilimento riprende la produzione restano però le pesanti incognite sul futuro, con l'accordo di rifinanziamento dei debiti della Lucchini con le banche (770 milioni), e con il prestito ponte da 78 milioni, bloccati dallo stop alla vendita di Ascometal (la costola francese del Gruppo) imposto dal governo di Parigi. «In questo momento - dice Luciano Gabrielli segretario provinciale della Fiom - lo stabilimento dimostra di saper andare avanti, si riparte dopo la fermata dell'altoforno con gli stessi turni di fine luglio, ma è evidente che lo stabilimento va avanti facendo i saltoi moratali dal punto di vista della liquidità economica, in sostanza adesso è in un regime di autofinanziamento cioé si spende solo in base a quanto si incassa dalla vendita dei prodotti: un regime - secondo il sindacalista - che non può andare avanti a lungo». Ecco allora che la Fiom rilancia la necessità di sollecitare lo sblocco dell'accordo fra Gruppo Lucchini e banche, indispensabile per dare sia liquidità immediata che respiro a più lungo termine all'azienda. «Secondo noi - dice Gabrielli - l'accordo stipulato con le banche a fine luglio dovrà essere rifatto, o almeno rivisto in maniera sostanziale. Tutto ruota attorno alla vendita delle centrali elettriche di Ascometal. La loro cessione, separata da Ascometal doveva portare 50 milioni che avrebbero coperto la gran parte dei 78 milioni del prestito ponte, ma ora che il governo francese ha bloccato la vendita separata - prosegue il segretario Fiom - anche le centrali dovranno essere cedute insieme ad Ascometal al fondo Apollo e la loro valorizzazione sarà inevitabilmente inferiore a 50 milioni. Ci chiediamo quindi che ne sarà del prestito ponte? Sarà ridotto anche quello? La nostra proposta - conclude Gabrielli - è che le banche rinuncino a una parte dei 300 milioni che saranno incassati dalla vendita di Ascometal e con quella parte siano comunque garantiti il prestito ponte da 78 milioni e le lettere di credito per 48 milioni come stabilito nell'accordo di fine luglio». Magona. Le preoccupazioni, alla vigilia di un settembre che si preannuncia assai caldo sul fronte industriale piombinese, si estendono anche alla situazione della Magona. Per il 31 agosto è programmata un'assemblea sindacale con i lavoratori per discutere del progetto della "squadra unica" fra laminazione e zincatura, avanzato dall'amministratore delegato Leandro Nannipieri al fine di ridurre le spese in un periodo di carenza di commesse. «Al di là della "squadra unica" - dice Gabrielli - il vero problema è quello di difendere l'autonomia funzionale della Magona in seno alla galassia del gruppo Arcelor Mittal. Per questo insistiamo sulla necessità di fare investimenti sulla fabbrica piombinese, a cominciare dalla laminazione per avere prodotti in linea con quelli che attualmente chiede il mercato, principalmente quello dell'auto. Mittal dice che investe solo se la fabbrica guadagna, per noi invece si deve investire affinché la fabbrica guadagni. È su questo che bisegnerà fare la battaglia, anche se noi continuiamo a credere che la Magona con Mittal non abbia un futuro». Dalmine. La situazione al tubificio è inversa rispetto agli altri due poli della siderurgia piombinese. «A gennaio scadrà la cassa integrazione alla Dalmine - dice il segretario Fiom - ma già ora, secondo noi, la produzione e gli organici della fabbrica sono sottostimati. Insomma lo stabilimento può produrre di più e ci sono gli spazi per fare nuove assunzioni che sarebbero una ventata di fiducia della quale si sente un gran bisogno». L'appuntamento per saperne di più sul futuro del tubificio è fissato al 16 settembre quando sarà a Piombino il nuovo amministratore delegato del gruppo Tenaris-Dalmine, Luca Zanotti. In quella occasione dovrebbe essere fatto il punto anche sugli investimenti che il gruppo ha progettato per la realizzazione del nuovo centro logistico collegato col porto. Centrale Enel. L'ultimo flash il segretario della Fiom lo riserva al recente rilancio, da parte del presidente provinciale di Confindustria, dell'idea di trasformare a carbone "pulito" l'alimentazione della centrale di Tor del Sale. «Chiedo solo a cosa serve trasformare la centrale a carbone - dice Gabrielli - L'impianto è quasi sempre spento o in funzione a regime più che ridotto, passare all'alimentazione a carbone, ora, avrebbe senso solo se alla Lucchini si chiudesse il ciclo integrale e si passasse ai forni elettrici. Quindi chi spinge per il carbone a Tor del Sale spinge per la fine del ciclo integrale, che invece va difeso con tutte le nostre forze».
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