La manifestazione
Cinghiali? Una risorsa Marciana progetta carne e prosciutti doc
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Due cinghiali mentre stanno pascolando 3 MINUTI DI LETTURA
MARCIANA. Un centro di produzione destinato alla lavorazione della carne di cinghiale e di muflone. Un marchio doc ma anche una soluzione per contenere la proliferazione degli ungulati. Un modello sulla falsariga delle macellerie provinciali torinesi per trasformare la carne in prodotto di nicchia con il marchio del Parco nazionale. Una proposta progetto del sindaco di Marciana Anna Bulgaresi è convinta. Dice «L'alternativa all'eradicazione potrebbe essere proprio questa: cercare qualche imprenditore disposto a investire all'Elba con un macello, per trasformare i cinghiali e i mufloni dell'Elba in prodotti di nicchia magari con il marchio dell'Ente Parco». Una proposta seria anche per evitare ulteriori problemi a tutto il comprensorio. Rimarca Bulgaresi: «Non difendo l'Istituzione del Parco, vivo ogni giorno le limitazioni che questo Ente impone, soprattutto ai miei cittadini, ma come amministratore ho l'obbligo di tutelare la salute delle persone che amministro e adesso il problema è: di igiene pubblica, perché gli amici ungulati che arrivano nei giardini, passeggiano sulle terrazze indisturbati lasciano le loro tracce che si chiamano zecche, pulci, oltre che resti fisiologici, di natura psicologica perché gli agricoltori, quei pochi rimasti ormai, non vivono proprio bene lo svegliarsi la mattina, andare nei campi e vedere vanificato tutto il lavoro di zappa di un intero anno, di incolumità pubblica perché ormai le strade sono insicure per la presenza di questi animali, che spesso causano incidenti». Un percorso diverso insomma anche perchè il piano di abbattimento selettivo del Parco e gli stessi interventi della Provincia non sono riusciti a limitare il proliferare degli ungulati, perché si basano su parametri troppo restrittivi: ogni volta che la cosiddetta gabbia viene aperta dalla ditta incaricata, deve essere fatta una selezione per rispettare i parametri imposti dal piano. Non ultima l'approvazione del consiglio direttivo del Parco: davanti a 4-5 ungulati catturati devono essere magari liberate proprio le femmine gravide, perché è stata raggiunta la percentuale di capi catturati e possono essere presi solo due piccoli. Commenta Bulgaresi:«Dopo la cattura gli animali vengono trasportati in continente e lì vengono venduti, macellati e magari partiamo dall'Elba per andare alle varie sagre che si svolgono in Toscana non sapendo di mangiare proprio il cinghiale che qualche settimana prima scorrazzava liberamente nel nostro orto». Un cambio di rotta insomma anche perchè dice con convinzione Bulgaresi: «Riesumare vecchie delibere di consiglio comunale non porta alla soluzione del problema, anche perché chi ha agito in un certo modo in passato, non prevedeva certamente che la situazione sarebbe sfuggita di mano così come è successo. Inutile aspettare che sia modificata la 394, che si attenda di poter cacciare nel Parco? Intanto le nostre case, i nostri orti diventano campi di battaglia. Che dire di tutte quelle lamentele che riguardano la cattiva manutenzione dei sentieri che animano le testate giornalistiche soprattutto in primavera, quando dal turismo ambientale potremmo ricavare lauti guadagni, ma che si scontra con i percorsi distrutti dal passaggio degli ungulati».
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