Il Tirreno

Un corso a due facce, folla da un lato negozi vuoti dall'altro

Gianni Parrini
Un corso a due facce, folla da un lato negozi vuoti dall'altro

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 PIOMBINO. La scena è surreale. Da una parte vedi una folla che si muove compatta tra bancarelle e negozi illuminati. Dall'altra, poche luci accese e uno sparuto gruppetto di persone (di solito gli stessi commercianti) che rimugina intorno a una panchina. C'è un muro immaginario a dividere in due corso Italia. Invisibile, ma assai concreto, perlomeno per i turisti che riempiono le strade solo nella parte compresa tra via Lombroso e il Rivellino, e poi giù su corso Vittorio Emanuele fino a piazza Bovio. Superato il confine immaginario del bar Nazionale, comincia la terra di nessuno, dove solo i più intraprendenti e curiosi fra i turisti si spingono, giusto per dare un'occhiata alle vetrine della Sisley e di Intimissimi e poi fare subito marcia indietro.  La scena si ripete sempre più spesso (per fortuna non nella Notte bianca), ma venerdì in occasione di Mestieranda, la fiera degli antichi mestieri, i malumori sono montati a tal punto che alcuni esercenti hanno segnalato al Tirreno il loro disagio.  Così siamo andati a sondare umori e pareri di questi commercianti. «Qui i banchi dei mestieranti non c'erano, per cui di gente in negozio ne è venuta davvero poca - spiegano dalla profumeria Gardenia - Ci siamo lamentati perché anche noi facciamo parte del circuito "150 vetrine" e come tutti paghiamo le quote. Ma al di là di uno zerbino, per il momento non abbiamo ottenuto nulla». Stessa lamentela poco più avanti, al negozio di abbigliamento Re matto: «È la solita storia - spiega Dario Dominici - Rimaniamo aperti con tante belle speranze, ma a metà serata ci ritroviamo sulla panchina con gli altri commercianti a rammaricarci della situazione: di clienti, infatti, non si vede neppure l'ombra in questa parte del corso. Bisogna trovare delle soluzioni per spingere i cittadini fin qui visto che i negozi non mancano. Gli eventi non posson esser fatti solo nell'altra parte del corso».  «Il problema è che alcuni negozi rimangono chiusi - spiegano altri commercianti del corso - E se molte vetrine non sono illuminate certo non si invogliano le persone a proseguire la passeggiata fin qui». In effetti Replay, Kappa sport e l'ottica Olzi di sera rimangono spesso con le serrande abbassate e così il corso è meno accattivante.  Su questa linea è il pensiero di Alessandro Bernardi, titolare dell'omonima agenzia immobiliare: «Così viene a mancare un po' il fulcro delle attività - spiega Bernardi - Ma se davvero vogliamo rilanciare questo tratto, è necessario che tutti gli esercenti si rimbocchino le maniche. E poi bisogna organizzare eventi più spesso, così come abbiamo fatto per la Notte bianca: esibizioni, capoeira, sangria e via dicendo».  Superata via Fucini, proseguendo in direzione delle acciaierie, si trova la libreria Mondadori, dove scambiamo due battute con i signori Bagnoli, genitori del titolare dell'esercizio: «Venerdì sera abbiamo chiuso verso mezzanotte ma di clienti ne abbiamo avuti pochi - spiegano - Noi pensiamo che sia stato sbagliato scegliere di fare le aperture serali il venerdì sera: i turisti che hanno casa nelle località vicine, infatti, arrivano il sabato, non prima. E poi si potrebbe pensare di chiudere al traffico, perlomeno fino a via Giusti. Le madri che hanno dei bambini non sono tranquille se passano delle auto e di conseguenza tornano indietro prima». Poco più avanti c'è un altro negozio di abbigliamento, Desidera, che spesso di sera rimane chiuso: «Chiaro - spiega la signora Rossi, titolare - Uno apre se c'è un ritorno, ma dato che così non è, teniamo le serrande abbassate. Questa situazione l'hanno creata gli amministratori: un tempo, il vero cuore della città andava da qui fino al Rivellino, mentre corso Vittorio Emanuele non era per niente frequentato».

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