Attenzione
«Caccia al cinghiale anche nel Parco»
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Un cinghiale L'Atc chiede più aree e permessi venatori nelle zone vincolate per poter contrastare la dilagante invasione degli ungulati
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PORTOFERRAIO. Troppi cinghiali e poco spazio per la caccia, dato che in zona Parco sparare è vietato. La protesta giunge dall'Atc, l'Ambito Territoriale di Caccia, che a fronte dell'emergenza ungulati chiede al Parco il permesso di entrare dentro i confini "verdi" per decimare gli animali che, si moltiplicano spingendosi a ridosso dei centri abitati a cui poi il Parco deve far fronte «buttando al vento circa 50mila euro l'anno». «Il territorio agro-forestale dell'isola - dicono i cacciatori - ha una superficie di circa 21mila ettari e di questi poco meno di 13mila sono inclusi nel perimetro del Parco. Considerato che la superficie boschiva che offre condizioni favorevoli alla presenza del cinghiale è circa 16mila ettari e che il territorio del Parco è interamente boscato, la gestione delle due specie di ungulati spetta soprattutto al Parco. Nonostante il poco tempo e il limitato territorio a disposizione, i cacciatori garantiscono un prelievo venatorio di 10-12 capi per km quadrato, contro i 6-8 del Parco». «Negli anni Cinquanta - aggiunge il presidente Renato Cecchini - i cacciatori immisero i cinghiali all'Elba, quindi molti sostengono che fummo noi a creare questo problema. Tuttavia nel 1994, quando fu creato il Parco, tutti sapevano della presenza degli ungulati e non capisco come non sono state messe a punto strategie adeguate per prevenire il sovrappopolamento della specie». Una situazione che per i cacciatori è già insostenibile, visto che gli ungulati stanno provocando molti disagi a coloro che vivono appena fuori dai confini del Pnat. E i disagi potrebbero aumentare, dato che la caccia riapre il 18 settembre. «Le misure adottate dal Parco - continua l'Atc - tendono a privilegiare tecniche che non hanno dato risultati adeguati, né consentito di risolvere il problema, determinando un dispendio di risorse il cui onere ricade sulla collettività. Tutto ciò è una conseguenza dell'aver escluso i "cacciatori" dalla gestione nell'area protetta. Per queste ragioni, chiediamo attraverso il Parco di rimuovere queste "barriere ideologiche" e darci modo di collaborare all'abbattimento dei capi, anche solo di alcune specie. In questa maniera i contribuenti non spenderebbero un euro».
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