Il Tirreno

Il valzer delle sagre, business popolare indigesto ai ristoranti

La sagra del pesce nel piazzale di Alaggio
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La sagra del pesce nel piazzale di Alaggio

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 PIOMBINO. Estate, tempo di sagre e di polemiche. Per alcuni (i cittadini) è un valzer dei sapori, in cui passare, sera dopo sera, da una pizza a un cacciucco, da un polpo lesso a una bistecca di manzo, il tutto spendendo una cifra accettabile. Al contrario, per altri (i ristoratori) è un far west in cui vige una concorrenza spietata e priva di regole ai locali tradizionali, con la Val di Cornia trasformata in una sorta di refugium peccatorum dei cibi scadenti e low cost.  Secondo un'indagine della Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe) l'impatto di feste e sagre sul fatturato dei locali tradizionali nella provincia di Livorno è del 21,5%. In tutta la Toscana, sono 43 i milioni di euro che ristoranti e bar perdono per il cosiddetto "effetto sagra". I dati relativi alla Val di Cornia, invece, arrivano dalla Confesercenti di zona (vedi box). Ma chi sono "i signori delle sagre" che gestiscono questo fiume di soldi? Non immaginatevi speculatori senza scrupoli. Dietro gli eventi nazionalpopolari che mettono a tavola gli abitanti della Costa degli Etruschi c'è soprattutto il volontariato di associazioni culturali, circoli sportivi, enti di valorizzazione. I soldi guadagnati non arricchiscono nessuno, se non il territorio stesso: solitamente, infatti, vengono reinvestiti per mantenere in vita una squadra di calcio o di pallavolo, per organizzare manifestazioni storiche, per fare il carnevale o iniziative di beneficienza. Ma lasciamo la parola ai diretti interessati, partendo dalla sagra del cacciucco e della zuppa, che si svolge a Riotorto dal 27 luglio al 7 agosto: «L'evento ha due scopi principali - spiega Nilo Vallini, 53 anni dirigente della polisportiva pallavolo Riotorto e Suvereto che organizza l'iniziativa - Lo stare insieme tra dirigenti, tesserati e simpatizzanti, e raccogliere i fondi necessari sostenere la squadra di pallavolo femminile. Mantenere una squadra in serie C comporta costi notevoli: tra il noleggio dei pullman, le trasferte, l'iscrizione al campionato, lo stipendio agli allenatori ci vogliono circa 50mila euro. Tolte le spese, la festa ci consente di metterne insieme poco più di 20mila». In ciascuna delle 12 serate dell'evento si fanno circa 300 coperti (e nei weekend anche di più). I menù oscillano dai 14 euro (primo, rosticciana e bicchiere di vino) ai 20 (cacciucco e vino).  Altro evento di richiamo è la sagra del pesce, che si è svolta a Piombino a fine luglio: «In sei giorni abbiamo avuto circa 50mila presenze», spiega Mirio Bientinesi, presidente del Comitato festeggiamenti, l'ente che insieme all'Auser organizza la festa. I numeri parlano da soli: 600 porzioni di frittura, 30 chili di zuppa, 30 di stoccafisso, ecc. «La gente pensa che facciamo un sacco di soldi - prosegue Bientinesi - Ma tolte le spese per il pesce, che si aggirano intorno ai 23mila euro, non è che rimanga molto: più o meno 5mila euro. Servono per le attività del comitato, che organizza gratuitamente cene sociali ed eventi di beneficienza in tutta Italia».  Anche l'Avis ha i suoi eventi enogastronomici: «Ne facciamo uno a giugno a Venturina e uno più grande a Suvereto - spiega Renato Capitani, segretario dell'ente in Val di Cornia - Il ricavato lo utilizziamo per cercare nuovi donatori e sostenere le richieste della Regione, che ogni anno ci chiede un 3-4% in più di donazioni, che per il comprensorio equivalgono a circa 120-130. Con i 3-4mila euro che solitamente ricaviamo dagli eventi, quest'anno abbiamo organizzato interventi mirati nelle scuole e ci siamo pagati quattro mesi di campagna promozionale su Radio cuore».

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di Redazione web