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Sindacati in allarme per Magona

La Magona
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Referendum sulla squadra unica al laminatoio

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PIOMBINO. La Magona secondo i sindacati è uno stabilimento a rischio. Per questo Fiom, Fim e Uilm hanno iniziato un confronto con le forze politiche che ha già coinvolto il Prc, l'Idv e il Psi. Oggi incontreranno invece il Pd, l'Udc e Sel. Lo scopo è quello di alzare l'attenzione sul futuro dello stabilimento, per il quale si torna a rivendicare investimenti fondamentali come l'allargamento della tavola del tandem e l'impianto combinato di zinco-veniciatura.  Luciano Gabrielli, segretario della Fiom, entra nel merito della ultime proposte dell'azienda. «La squadra unica nei reparti laminatoio e decapaggio è un elemento di difesa temporaneo. Non lede i diritti dei lavoratori, ma non è la soluzione dei problemi di Magona».  L'azione del sindacato è in questa fase a tutto campo nella difesa complessiva del polo siderugico piombinese, tanto che il futuro della Magona viene legato da Gabrielli alla stessa difesa del ciclo integrale della Lucchini e alla produzione di coils grezzi da finire poi negli impianti di Arcelor-Mittal.  Il giudizio dei sindacalisti appare in questa fase unanime. «La squadra unica - sostiene infatti anche Vincenzo Renda, segretario Uilm - serve in questo momento all'azienda ad abbassare i costi, ma serve anche ad abbatere la cassa integrazione. Una manovra di tutela a ribasso, augurandoci che le condizioni del mercato rendano necessario l'impiego di tre squadre».  Fausto Fagioli, segretario della Fim, tira in ballo i cambiamento che ci sono stati al vertice di Arcelor-Mittal Sud Europa, le cui redini sono state direttamente prese in mano da Adytia Mittal, figlio del fondatore Lakshmi. «C'è da aspettarsi decisioni più rapide dalle quali sarebbe difficile tornare indietro. La squadra unica non è la panacea di tutti i mali di Magona, ma abbassa i costi in attesa di tempi migliori».  A fine mese i sindacati torneranno a discutere della terza squadra con i lavoratori dei due reparti. La loro posizione appare sufficientemente chiara: un provvedimento che non risolve i problemi di fondo, ma un sacrifico che può essere accettato. Dopo le assemblee, saranno comunque i lavoratori a decidere in modo sovrano con un referendum di reparto.  «Questa fabbrica - conclude Gabrielli - va difesa con Mittal e con qualsiasi altro proprietario. Il vero punto è assicurare gli investimenti necessari per ridare competitività alla fabbrica che, oltre a soffrire in questo momento di problemi di mercato, quindi produttivi, deve superare limiti strutturali come l'alto costo dell'energia. La squadra unica va bene a basse produzioni, ma se non si trona a fare volumi, difficile ottenere anche il riequilibrio con i costi».

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