Il dolore
Per il pubblico ministero il via libera al piano di trasformazione fu abuso dufficio
Paffe, in dieci dal giudice
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Un blitz degli attivisti di Goletta Verde alle Paffe Chiesto il processo per Bosi, i consiglieri e un tecnico
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RIO MARINA. Dieci richieste di rinvio a giudizio per presunti abusi d'ufficio commessi in sede di consiglio comunale e da un funzionario del Comune in merito al piano di recupero delle Paffe, cioè il progetto per la trasformazione di tre vecchie tramogge a Cavo in strutture turistico ricettive. Ad avanzarle è stato il pm livornese, titolare dell'inchiesta, Filippo Maffeo. Le richieste riguardano l'ex sindaco di Rio Marina, Francesco Bosi, cinque consiglieri di maggioranza (Giuseppina Giannullo, Fortunato Fortunati, Fabrizio Baleni, Paola Mancuso e Tania Roitero), tre di opposizione (Fabrizio Antonini, Pirro Taddei e Pier Luigi Casini) e l'architetto del Comune Libero Sandrini. Nell'atto di chiusura delle indagini, che invita gli indagati a presentarsi di fronte al giudice per le udienze preliminari il prossimo 26 ottobre, il capo di accusa è quello di abuso d'ufficio. Come spiega il pm l'approvazione del piano di recupero delle Paffe nel consiglio il 26 giugno del 2009 sarebbe avvenuta in violazione delle norme urbanistiche della Regione e in contrasto con quanto previsto dal piano regolatore generale all'epoca vigente, producendo così un ingiusto vantaggio al privato promotore del piano stesso, la società So.Co.Ma. In sostanza - spiegano gli inquirenti - l'intervento di trasformazione delle tramogge in strutture turistico ricettive (per una volumetria complessiva di 5mila 500 metri cubi) avrebbe dovuto essere inserito in un piano unitario che comprendesse le Paffe e l'ex Costa dei Barbari. Per l'accusa il piano non sarebbe corretto anche per altri due motivi: la mancata previsione di interventi di riqualificazione ambientale e la definizione delle tramogge come "volumi edilizi" quando invece risultano essere depositi di materiali senza solai, coperture e in gran parte neppure pavimenti. Intervenire su questi volumi, come suggerisce il pubblico ministero, non sarebbe quindi una riconversione ma una realizzazione ex novo di strutture ricettive. Di tutto ciò il Comune dovrà rendere conto in aula. «Siamo convinti che sussitano gli estremi per l'archiviazione - spiega Bosi - dato che quel piano è stato sospeso, anche in attesa dell'esito di un ricorso al Tar. Il Comune non è mai andato alla sottoscrizione della convenzione per dare seguito agli interventi. Difficile quindi ipotizzare che si sia configurato un ingiusto vataggio nei confronti di chi ha presentato il piano».
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