Sicurezza
Rischia di saltare il prestito ponte di 135 milioni concordato a inizio luglio con le banche creditrici
I francesi stoppano il piano Lucchini
Giorgio Pasquinucci
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Una panoramica dello stabilimento Lucchini Impossibile vendere separatamente le centrali elettriche svizzere
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PIOMBINO. Torna in mare aperto il piano di salvataggio della Lucchini, dopo l'accordo faticosamente raggiunto con le banche il 6 luglio. Il governo francese ha infatti bloccato la vendita delle quattro centrali idroelettriche di Ascometal ad una società svizzera, stoppando così l'intera cessione della controllata francese al fondo Apollo. Dalla cessione delle centrali sarebbero dovuti arrivare 50 milioni, che avrebbero costituito una parte del prestito ponte (80 milioni più 55 di lettere di credito) che si prevedeva di far arrivare nelle casse della Lucchini in due tranche. La prima con deposito del piano asseverato in tribunale previsto entro fine luglio. L'azione del governo francese ha bloccato tutto, considerando le centrali pertinenza di Ascometal, per la quale è già stato raggiunto un accordo di cessione con il fondo americano Apollo per 310 milioni. Le centrali elettriche dunque non possono essere vendute in modo separato da Ascometal. L'intero riassetto finanziario della Lucchini rischia di saltare. «L'accordo tra la Lucchini e le banche - hanno commentato ieri Luciano Gabielli (Fiom), Vincenzo Renda (Uilm) e Fausto Fagioli (Fim) - sta mostrando tutta la sua fragilità. Ci aspettiamo a questo punto che l'azienda trovi altre soluzioni». Dalla Lucchini arriva la conferma di questo nuovi impiccio sul percorso di rimudulazione del debito di 770 milioni di euro conconcordato con le banche. «Stiamo lavorando per trovare soluzioni altermative - è il solo commento del direttore delle relazioni esterne Francesco Semino - che consentano di mantenere inalterata l'impalcatura del piano». Inutile, per il momento, tentare di capire come. Luciano Gabrielli un'ipotesi la avanza: vendere l'intero pacchetto, Ascometal più le quattro centrali, al fondo Apollo. Una via d'uscita plausibile, certo, anche se è tutto da verificare l'interesse del fondo americano. L'impasse ha rimesso le principali banche creditrici in agitazione. Il piano di risanamento finanziario della Lucchini è in stand by. Il mancato deposito presso il tribunale di Milano del piano asseverato fa slittare tutto come minimo a settembre, considerando la chiusura degli uffici per tutto agosto. Ma al ritorno dalla ferie, se c'è, l'azienda dovrà mettere in campo il suo piano B. L'intero accordo raggiunto il 6 luglio al ministero della Sviluppo economico con le banche girava infatti intorno ai ricavi della vendita delle centrali e di Ascometal. Per la controllata francese sono bastati in effetti pochi giorni per raggiungere l'accordo prelimirare con Apollo. Per completare l'affare, resta solo l'assenso dell'antitrust, che però fonti aziendali danno per scontato considerato che Apollo non ha altre attività siderugiche in Europa. Ma proprio l'energia è un argomento scivoloso nei rapporti tra Francia e Italia, a causa delle resistenze che la francese Edf sta incontrando nel piano di riasseto di Edison. Può anche darsi che tutto questo influisca anche sulla posizione assunta dai francesi sulle centrali svizzere di Ascometal.
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