Gioco
Per lAsl lunica garanzia per servizi di qualità rimane lorganizzazione in dipartimenti
Medici vicini alla pensione o in fuga l'Elba rischia di rimanere senza dottori
Valentina Landucci
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In alto a sinistra la direttrice generale dellAsl Monica Calamai, sotto lelisuperficie del Carburo e accanto lospedale di Portoferraio 4 MINUTI DI LETTURA
PORTOFERRAIO. Pochi, tanti, giusti? Quanto guadagnano i medici che lavorano per l'azienda sanitaria di Livorno non è più un segreto. E di certo pazienti e cittadini avranno la loro personale opinione sulle cifre pubblicate su queste colonne pochi giorni fa. Concentrando l'attenzione sull'Elba, però, il dato che emerge più di altri non è solo il fatto che il personale sanitario impiegato in ospedale a Portoferraio guadagna generalmente più di quello che opera in strutture sul continente. Il punto, semmai, è che nonostante gli incentivi - erogati in considerazione del fatto che l'isola è una sede disagiata - i dottori continuano a rifiutare o comunque a cercare di evitare di lavorare a Portoferraio. Basti pensare che c'è un posto in medicina ancora vacante (dopo la collocazione del dottor Testa al pronto soccorso nel periodo estivo), che per trovare i sostituti di due anestesisti assenti ci sono voluti mesi e che, in previsione di almeno due ormai prossimi pensionamenti tra il personale medico in servizio, l'Azienda sempra costretta a piccole rivoluzioni per far sì che i servizi siano mantenuti con standard adeguati alle necessità. Gli incentivi. «Intanto mi preme fare una precisazione - spiega il direttore generale dell'Asl, Monica Calamai - nello stabilire lo stipendio di un medico non c'è discrezionalità ma le cifre derivano in gran parte da quanto prevedono i contratti nazionali. A ciò si aggiungono varaibili che dipendono dai diversi incarichi». L'erogazione di incentivi per l'Elba rientra in questo quadro ed è per certi versi una scelta inevitabile. Pensionamenti e giovani in fuga. Eppure i medici non si trovano. O quanto meno non se ne trova a sufficienza. In questi anni, ad esempio, è capitato che i camici bianchi accettassero la destinazione isolana a fine carriera, cioè negli ultimi anni prima di lasciare la professione, per cercare - come avviene in molti altri settori - di arrotondare al rialzo le cifre della pensione. Decisioni più che legittime, sia chiaro, ma che in questa fase si traducono nell'uscita di scena di più di un medico a fronte di una minore disponibilità di giovani leve. Scenario che caratterizza l'intero settore a livello nazionale e penalizza di più le sedi disagiate come l'Elba «dove la carenza di personale è anche legata alla scarsa volontà di accettare incarichi su un'isola - spiega Calamai - a cui si aggiungono le richieste di trasferimento verso strutture continentali una volta che il personale è inserito nell'organico dell'azienda». Sul fronte trasferimenti da segnalare il fatto che molti giovani medici, dopo pochi anni di esperienza a Portoferraio, tendono a fuggire in cerca di opportunità professionali più comode ma anche più qualificanti. E se non riescono a trovare spazi adeguati all'interno dell'Asl livornese riescono ad accedere, generalmente con facilità, a incarichi analoghi in altre aziende sanitarie. Le strategie dell'Asl. Come far fronte a tutto questo? Intanto per Calamai non si può parlare di un fallimento della politica degli incentivi, che pure subirà un ridimensionamento a causa dei tagli alle risorse inserite - ad esempio - nel Progetto Elba. Semmai è vero che la politica degli incentivi non basta più e occorre mettere in pratica strategie diverse. «E' qui che si inseriscono le scelte fatte con l'organizzazione in dipartimenti dell'azienda - spiega Calamai - che è anche una risposta alla difficoltà di reperire personale e, contemporaneamente, rappresenta il modo di assicurare a tutti i cittadini, anche quelli delle aree disagiate, qualità delle prestazioni». Le conseguenze del binomio meno incentivi e più pensionamenti (che si affianca alla dinamica dei giovani in fuga) si tradurrà, in tempi piuttosto rapidi, in alcune riorganizazzioni all'interno del presidio isolano. In ortopedia, dopo l'estate, il professor Boni appenderà il camice al chiodo e il suo ruolo verrà di fatto assunto dal collega che ha già la responsabilità del reparto a Piombino: Augusti, chiamato a operare sugli interventi programmati all'Elba dove invece resterà un ambulatorio per la traumatologia. Probabile quindi che per interventi impegnativi non programmati i pazienti siano indirizzati verso strutture continentali. Una soluzione analoga verrà adottata, come annuncia Calamai, anche per il punto nascita le cui performance sono al di sotto degli standard minimi (dal punto di vista numerico) previsti dal Ministero della Salute. «Ci sarà - spiega Calamai - un punto nascita unico tra Portoferraio e Piombino finalizzato ad elevare gli standard di qualità con la presenza di medici a rotazione».
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