Il dolore
Dopo le decisioni dellAntitrust previsti guai finanziari per Toremar
«Meno servizi e lavoro»
Valentina Landucci
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Traghetti Moby e Toremar ormeggiati in banchina a Portoferraio L'allarme della Cgil: a rischio gli stagionali
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PORTOFERRAIO. Sono poche le certezze sugli effetti che avrà il pronunciamento dell'Antitrust sulla gara per la privatizzazione di Toremar. A differenza delle preoccupazioni, in parte già elencate dall'Autorità portuale, e oggi ribadite dai sindacati. Per Agostino Salsa, della Filt Cgil provinciale, i fronti sui quali serve un chiarimento, sono tre: lavoro, servizi e sostenibilità economica per la Toremar. Tre temi collegati tra loro. «Il fatto che l'Antitrust non preveda alcun vincolo per le compagnie rispetto ai servizi di collegamento invernali - spiega - farà sì che ci troveremo, in estate, con tanti operatori sul porto e d'inverno teoricamente solo con Toremar che sulla base delle sovvenzioni statali e regionali deve assicurare la continuità territoriale». Basteranno quelle risorse per tenere in piedi la compagnia regionale? In effetti il calcolo del contributo pubblico a garanzia di servizi essenziali (ad esempio quelli previsti per i pendolari) è stato fatto fino a oggi e a maggior ragione dalla Regione in sede di gara per la privatizzazione di Toremar su presupposti diversi, per così dire "storici", rispetto a quelli definiti dall'Antitrust. Se lo scenario di partenza, per il quale si ritenevano sufficienti 16milioni di euro di contributi pubblici, era quello di una Toremar che non garantiva da sola i collegamenti invernali (effettuati anche da Moby e Blu Navy) e aveva poca concorrenza estiva, l'Antitrust prevede da domani più concorrenza estiva e potenzialmente nessun altro vettore privato a integrare le corse invernali di Toremar. «Toremar dovrà fare i conti con incassi minori d'estate - continua Salsa - legati al maggior numero di concorrenti sul mercato e quindi dovrà farsi bastare le sovvenzioni per assicurare i servizi». Una equazione non proprio facile dato che «lo scorso anno - continua Salsa - a fronte del contributo statale, di una riduzione dei passeggeri nel periodo estivo e dell'aumento dei costi di gestione, la compagnia ha chiuso il bilancio con un utile di 20mila euro. Fino all'anno prima l'utile era intorno a un milione, un milione e mezzo». Questo il primo problema, che riguarda la parte economica. Ma evidentemente non è l'unica preoccupazione del sindacato che già ipotizza - in base alle decisioni adottate dall'Antitrust (anzitutto l'obbligo per Moby di cedere fino a 6 slot e l'eventualità che le compagnie possano rinunciare ai collegamenti invernali) - un drastico taglio al personale stagionale di Moby. «Chi veniva assunto per la stagione - continua Salsa - rischia di perdere il lavoro con Moby. Mentre l'ingresso di concorrenti autorizzati a effettuare collegamenti solo d'estate favorirà sì nuovi posti di lavoro ma, se va bene, per 120 giorni l'anno. Se poi Moby dovesse decidere di non effettuare più i servizi invernali la cosa potrebbe andare a incidere anche sui contratti che durano tutto l'anno». Per il sindacato la priorità è evitare che il salvataggio del personale Toremar, garantito dal bando per la privatizzaione, si traduca in un danno per i lavoratori Moby. «Per questo - conclude Salsa - andremo quanto prima a un confronto con Moby per capire quali saranno le ricadute occupazionali».
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