Italia
La Magona rischia la scure di Mittal
Giorgio Pasquinucci
L'ad Nanniperi ai lavoratori: «Squadra unica per difendere il laminatoio»
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PIOMBINO. Il tono è quello dei momenti gravi. «Ho deciso di scrivere questa lettera aperta, la prima della mia esperienza professionale, perchè considero eccezionali le circostanze e le decisioni che abbiamo davanti». La firma, sul testo affisso alla bacheca della portineria della Magona è quella dell'amministratore delegato Leandro Nanniperi. Il tema, in ballo da almeno un paio d'anni, è quello della costituzione di una squadra unica che operi nei reparti decapaggio e laminatoio. Una proposta respinta a maggioranza dai lavoratori del reparto, nonostante che anche le Rsu la ritenessero «utile, anche se non risolutiva, per superare l'attuale situazione». L'obiettivo dichiarato dell'azienda, in difficoltà a trovare un assetto produttivo stabile a partire dalla crisi iniziata nell'estate 2008, è quello del massimo utilizzo degli impianti. «Attualmente - spiega l'ingegner Nanniperi - laminatoio e decapaggio funzionano con 15 turni alla settimana, ogni 4 giorni di lavoro, quindi, il personale fa due giorni di cassa integrazione. Passare a 21 turni consentirebbe di eliminare la Cig, collocare gli eventuali esuberi in altri reparti dello stabilimento e sfruttare meglio gli impianti, riallineando i costi con i volumi delle produzioni». Nella sua lettera aperta, l'amministratore delegato spiega direttamente quali vantaggi potrebbero venire dalla squadra unica: paga di posto, compenso squadra ridotta, premio di risultato. «Non costituisce - aggiunge - nessuna forzatura rispetto alle prerogative aziendali di organizzazione del lavoro, essendo espletata con turnistiche che hanno una consolidata applicazione aziendale, nonché previste dal contratto nazionale». Ma perché Magona torna con così tanto vigore su una proposta che, solo 6 mesi fa, è stata costretta a ritirare sotto la minaccia di un lungo sciopero? L'aria sembra stia rapidamente destinata a cambiare nella divisione europea di Arcelor-Mittal, di cui ha assunto direttamente il controllo il figlio di Lakshimi Mittal, Adytya, che sembra intenzionato a colpire di scure le realtà che producono perdite anziché profitti. Nel mirino ci sarebbero già gli stabilimenti di Liegi e di Sorange. «Non solo abbiamo a che fare con la concorrenza di altre aziende - spiega a nome delle Rsu Claudio Valacchi - ma Mittal sta mettendo in concorrenza gli stessi stabilimenti del Gruppo». Vanno avanti, in sostanza, gli stabilimenti che riescono a produrre ed a raggiungere i mercati ai minori costi. E purtroppo, come conferma l'ad Nanniperi, all'interno delle divisione Sud-Ovest «i costi di Magona sono in questo momento secondi solo a quelli dell'Algeria». Nanniperi si dice convinto che «Magona abbia bisogno di una linea decapaggio e laminazione e che almeno 2 delle 3 linee di zincatura debbano marciare a pieno regime alimentando in maniera adeguata la verniciatura 2 e la linea di Avellino». Il problema è che, mentre gli impianti di zincatura e verniciatura reggono sostanzialmente al confronto con i costi degli altri stabilimenti europei, non avviene altrettanto per il laminatoio. La preoccupazione che la scure di Adytia Mittal si abbatta anche sulla Magona ha dunque spinto di manager dell'azienda a premere sull'acceleratore della organizzazione del lavoro. Magona, del resto, per il terzo anno consecutivo, presenterà un bilancio in perdita. «Oltre alle ragioni congiunturali dell'economia italiana - spiega Nanniperi - si sono materializzati tutti quelli investimenti che hanno fatto sì che l'Italia, da importatore netto di prodotti zincati, sia improvvisamente diventato un Paese nel quale la capacità produttiva supera la domanda interna». Gli spazi di discussione sulla proposta dell'azienda sembrano davvero ridotti. «In gioco il destino della continuità produttiva di taluni impianti e, di conseguenza dello stesso stabilimento - afferma senza mezzi termini Nanniperi - Personalmente auspico una presa di coscienza e un atto di responsabilità. La direzione sente tuttavia l'obbligo di perseguire l'obiettivo con la massima determinazione, confidando nel senso di responsabilità di tutto il personale. Questa operatività non andrà comunque considerata definitiva e ottimale; continueremo ad impegnarci per raggiungere nel prossimo futuro un ampliamento della base produttiva ed pccupazioneale». Il sindacato sembra trovarsi stretto come in un sandwich tra la determinazione dell'azienda e il rifiuto frapposto finora dai lavoratori. «Siamo andati a spiegare nelle assemblee i vantaggi della squadra unica, - spiega Valacchi - ma abbiamo voluto evitare di spaccare i lavoratori, divisi a metà sulla proposta. Rispettiamo la decisioni dell'assemblea, ed abbiamo anche proclamato uno sciopero di un'ora, minacciando 6 mesi fa di fermare lo stabilimento per una settimana». Anche il sindacato teme che qualcosa possa cambiare ora che le redini della Flat Carbone Europe sono direttamente nella mani del figlio di Mittal. «Lo stabilimento ha bisogno di ottimizzare i costi - ammette Valacchi - La squadra unica non è la soluzione dei mali della Magona, ma può rappresentare un elemento di resistenza per la difesa dello stabilimento. Intendiamoci, i colpevoli della situazione non sono certo i lavoratori del laminatoio, ma Mittal, che ha messo gli stabilimenti del Gruppo in concorrenza tra loro». Le Rsu tornano a chiedere gli investimenti necessari allo fabbrica: l'allargamento della tavola del Tandem per ampliare produzioni e mercati e l'impiato combinato di zinco-verniciatura. Sono tuttavia consapevoli che, di fronte a perdite di bilancio che ormai si prolungano da tre anni, il Gruppo decida proprio ora di fare gli investimenti. Il nodo resta al momento l'abbassamento dei costi del laminatoio con la squadra unica. L'eliminazione della Cig e i compensi retributivi potrebbero valere la candela, ma dovranno deidere i lavoratori nella nuove assemblee che il sindacato convocherà nei prossimi giorni.
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