Il Tirreno

Ora c'è da gestire il risanamento

Giuseppe Bartoletti   (responsabile di zona Cgil)
Ora c'è da gestire il risanamento

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L'accordo raggiunto sulla Lucchini è un passaggio di grande importanza; mai come questa volta siamo andati vicini alla dichiarazione di amministrazione straordinaria che è l'anticamera del fallimento. Questo accordo va iscritto alle lotte dei lavoratori e al ruolo che gli amministratori a tutti i livelli hanno svolto egregiamente e a cui va il nostro ringraziamento.  Devo dire però che da parte di troppi non c'era la consapevolezza giusta rispetto a cosa stava accadendo e quali sarebbero state le conseguenze drammatiche per l'economia di un territorio vasto. In troppi credevano che qualche santo ci avrebbe aiutato, oppure che l'insofferenza verso la siderurgia era tale che se si doveva chiudere si facesse e poi si pensasse ad altro! Tutte e due le opinioni erano e sono sbagliate, primo perché questa volta davanti avevamo un pool di banche e no santi benefattori e sappiamo tutti che le banche hanno un pensiero al cuore, ma il cervello e le mani al portafoglio!  La seconda opinione non tiene di conto del fatto che il lavoro dell'industria riversa nel territorio circa 65 milioni di euro di stipendi, appalti, servizi e quasi 50 milioni di euro di contributi, assicurazioni e tasse varie.  Questo è il frutto degli occupati diretti, di quelli degli appalti, dei servizi-e delle strutture aziendalitartigianali, delle piccole e medie imprese che vi sono collegate!  Si può fare a meno di tutto ciò? Si può sostituire tutto questo? Io penso che sia un'impresa difficile, almeno nel breve tempo! Certo dobbiamo proseguire nel processo di diversificazione economica; è un lavoro intrapreso e va portato avanti il più velocemente possibile, ma dobbiamo essere coscienti che i tempi sono lunghi e che i risultati non saranno mai dello stesso valore e della stessa quantità, almeno dal punto di vista occupazionale. D'altro canto un Paese, una Regione, un territorio che puntasse al suo sviluppo pensando di fare a meno dell'industria manifatturiera, compierebbe una scelta suicida.  Ma dobbiamo dire che la partita non è finita con l'intesa con le banche. L'accordo prevede un percorso di risanamento finanziario a cui va legato un piano industriale che è la condizione sine qua non per dare prospettive e certezze di mantenimento del sito industriale così come è! Questo percorso è strettamente legato all'individuazione di un nuovo soggetto industriale che subentri e acquisti lo stabilimento e quello che rimane del gruppo. Questo nuovo soggetto industriale sarà tanto più interessato all'acquisto tanto quanto il processo di risanamento sarà concreto e reale. Ecco perché la partita non è finita, anzi ora si apre una nuova fase perché dovremmo capire e gestire il risanamento finanziario per le competenze che riguardano i lavoratori e il sindacato, ma soprattutto dovremo capire e gestire il piano industriale, che a tutt'oggi non conosciamo, perché è da lì che passa l'idea di avere una siderurgia che si misura con le sfide che il mercato chiede!  La partita non è finita, anzi ora si apre la fase della ripartenza, ma la metà va tutta costruita e non si può fare senza un tessuto sociale che consideri il lavoro industriale come un valore e un'opportunità per l'economia del territorio.

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