Il Tirreno

Posidonia: un tesoro per i mari, una rovina per elbani e turisti

Il cumulo di posidonia
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Il cumulo di posidonia

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 PORTOFERRAIO. Una spiaggia in parte inutilizzabile per colpa delle alghe che, col passare dei giorni, non fanno altro che aumentare. Ormai al posto di un tratto di arenile alla Padulella c'è soltanto una montagna di posidonia secca che porta via spazio ai bagnanti e provoca inevitabili polemiche anche tra gli operatori turistici per i quali ogni metro quadrato di spiaggia occupato si traduce in meno turisti nella zona.  La situazione è la stessa da settimane e nonostante la stagione stia entrando nel vivo nessuno interviene per rimuovere l'accumulo. Di fatto residui naturali, fastidiosi ma innocui, la cui eliminazione però non è così semplice come si immagina.  Nicola Nurra, biologo portoferraiese e docente all'università di Torino spiega che «le foglie di Posidonia si accumulano sulle spiagge diventando una barriera, chiamata "banquettes", contrastano il fenomeno erosivo del mare e sono fonte di minerali per organismi poco conosciuti che popolano i fondali. Se si deve intervenire meglio interrarle, così le sostanze naturali non vanno disperse. Per il trasporto in discarica ci sono costi più elevati e soprattutto è facile che con le alghe se ne vadano anche sabbia e ciottoli accrescendo i fenomeni erosivi. L'accumulo sulla spiaggia rimane la soluzione più semplice ed economica». Ma per i turisti e per qualche operatore forse anche la più fastidiosa. «Queste masse vegetali sono considerate rifiuto - spiega Alessandro Bini, geologo della Provincia - la posidonia può essere accumulata e a fine stagione ridistribuita sulla spiaggia. L' interramento sul litorale, stabilito dal decreto legislativo 205 del dicembre 2010, e il trasporto in discarica sono gli altri metodi». Ma forse un'altra soluzione esiste: riportare in mare le alghe, come propone Nurra. «Potrebbe essere una novità interessante - afferma il biologo - a garanzia di un ciclo biologico e sarebbe favorita una catena trofica che dà equilibrio. Di certo non possiamo arrestare i fenomeni naturali, meglio imparare a conviverci».

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