Sicurezza
Una parte consistente del ricavato andrà ad alimentare le casse Lucchini, il resto alle banche
Via libera alla vendita di Ascometal
Luca Centini
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Operai durante lultimo consiglio di fabbrica I sindacati francesi si astengono e si apre la cessione al fondo Apollo
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PIOMBINO. L'accordo con le banche è in cassaforte, ora il Gruppo Lucchini si muove per cedere Ascometal. La cessione dei presidi francesi, per i quali c'è già un'offerta vincolante di 300 milioni formulata dal fondo internazionale Apollo, procede secondo i tempi previsti, slegata dall'accordo di ristrutturazione del debito. Nell'incontro di Parigi con l'azienda i sindacati si sono astenuti, dando il via libera al percorso di cessione. Entro novembre quindi le procedure, compreso il parere vincolante dell'Antitrust francese, dovrebbero completarsi con il passaggio degli stabilimenti transalpini ad Apollo. Resta da capire quanto, dei 300 milioni garantiti da Apollo, finirà nelle casse della Lucchini sotto forma di nuova liquidità e quanto, invece, sarà dirottato alle banche per ripianare il debito. Secondo indiscrezioni buona parte della cifra resterà all'azienda. La prima fetta di nuova finanza potrebbe giungere nelle casse della Lucchini già a luglio. Circa la metà del prestito ponte da 78 milioni, infatti, dovrebbe sbloccarsi al momento della consegna del piano al Tribunale di Milano. Il resto del rifinanziamento, l'altra metà del prestito ponte e i 48 milioni in lettere di credito, si sbloccherà quando il piano sarà omologato. Intanto proseguono i movimenti per colmare il vuoto, pari a 14 milioni, rispetto alla struttura originaria dell'accordo con le banche. Non è escluso che dei nuovi istituti possano subentrare, così come non si può escludere che alcuni dei soggetti già compresi nel pool possano compiere un ulteriore sforzo. Entro pochi giorni, inoltre, si attendono segnali positivi sul fronte della cessione del sito produttivo di Bari. Ieri i segretari Fausto Fagioli (Fim), Luciano Gabrielli (Fiom) e Vincenzo Renda (Uilm) hanno spiegato i contenuti dell'accordo ai responsabili delle Rsu, in un consiglio di fabbrica più disteso rispetto a quelli pre-intesa. Nell'aria c'è la la soddisfazione per una mobilitazione che è servita a qualcosa. Nessuno dei delegati, però, si sente completamente al sicuro. «L'accordo è un primo passo - commenta Paolo Cappelli (Fim) - ma adesso vogliamo che l'azienda giochi a carte scoperte. Chiederemo al più presto un confronto per analizzare punto per punto il piano industriale». L'obiettivo dei delegati, riassunto nel documento unitario firmato in consiglio di fabbrica, punta a definire la posizione dei sindacati e dei lavoratori sul futuro del Gruppo Lucchini. Altro impegno è coinvolgere in misura maggiore lavoratori e cittadinanza. «Dobbiamo far capire alla città - spiega Vincenzo renda (Uilm) - che lo stabilimento è un bene per tutto il territorio. L'accordo non era scontato, dobbiamo spiegarlo bene nelle assemblee di lunedì e martedì». Ora che l'aspetto finanziario è definito, i sindacati vogliono parlare di prospettive industriali. «Il risultato va consolidato aprendo un tavolo di confronto con l'azienda - si legge nel documento delle Rsu - per esaminare nel dettaglio il piano industriale che preveda investimenti certi con la conservazione del ciclo integrale di Piombino, sapendo che c'è bisogno quanto prima di un nuovo azionista». Garanzie sul piano industriale, quindi, ma anche sui problemi di organizzazione del lavoro e di sicurezza degli impianti. «Dobbiamo tenere accesi i riflettori sullo stabilimento - ha detto Mirko Lami (Fiom) - la fiducia che abbiamo dato all'azienda deve essere ricambiata. Da un lato chiediamo garanzie su problemi deri di organizzazione del lavoro, premi di risultato e sicurezza, dall'altro facciamo un documento che sia un punto di partenza, metta al centro la difesa del ciclo integrale e porti l'azienda a indicare chiaramente i contenuti e le scadenze del piano industriale».
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