Attenzione
Tre i ragazzi finiti in manette, due sono minorenni. Oltre 10mila euro il bottino recuperato
Rubano per fare la bella vita
◗
La refurtiva recuperata dai carabinieri: assegni, passaporti e circa 10mila euro in contanti Arrestata la banda che terrorizzava Porto Azzurro
4 MINUTI DI LETTURA
PORTO AZZURRO. Avevano trovato il modo di arrotondare, si fa per dire, la paghetta settimanale a suon di colpi messi a segno ai danni di attività commerciali e forse - ma la circostanza è ancora da accertare - case private. Ma i tre avventati Lupin di Porto Azzurro non avevano fatto i conti con i carabinieri che da qualche settimana ormai li tenevano sotto controllo. La loro ultima spedizione, nella sala giochi di un campeggio a Lido di Capoliveri intorno alle tre del mattino di giovedì scorso, non è andata secondo le previsioni. Notati dall'uomo della vigilanza assunto dall'attività ricettiva sono finiti dritti dritti nelle braccia dei militari della stazione di Porto Azzurro, allertati dal vigilante. I carabinieri non hanno avuto difficoltà a trovare guanti, torce e strumenti atti allo scasso (tutti sequestrati) addosso ai ragazzi i quali, una volta fermati e portati in caserma, pur con qualche reticenza, alla fine hanno vuotato il sacco e si sono visti addebitare il tentato furto di Lido ma anche i furti commessi nelle scorse settimane ai danni di un ristorante dal quale erano spariti circa mille euro di fondo cassa e un prosciutto, e di una agenzia immobiliare di Porto Azzurro dalla quale erano stati sottratti poco meno di 10mila euro, assegni, libretti al portatore e passaporti. I ladri sono tre giovani elbani, due minorenni residenti a Porto Azzurro e un ventenne domiciliato a Portoferraio che dopo l'arresto e le perquisizioni domiciliari hanno confessato ai carabinieri anche il nascondiglio della refurtiva: un canneto poco lontano da Porto Azzurro. Il denaro - circa 10 mila euro di cui 3 mila già versati su un conto corrente - e gli oggetti ritrovati non hanno lasciato dubbi, agli inquirenti, sulla responsabilità dei due furti a cui si aggiunge l'episodio di Lido rispetto al quale uno dei minorenni fermati dovrà anche rispondere di guida senza patente. I tre ragazzi, infatti, per fuggire dal campeggio, una volta scoperti dal vigilante, sono saliti tutti insieme su uno scooter (di prioprietà del padre di uno dei tre e ora sotto sequestro) ma dopo pochi metri si sono ritrovati di fronte i carabinieri e si è scoperto che il giovane alla guida non poteva portare il mezzo a due ruote. I tre avevano dato nell'occhio negli ultimi tempi per uno stile di vita decisamente al di sopra delle loro possibilità: abiti firmati, cellulari di ultima generazione, spese più o meno folli per ragazzi così giovani senza un lavoro e senza disponibilità familiari tali da giustificarne il comportamento. Per questo gli uomini del nucleo operativo, impegnati nelle indagini su almeno una ventina di furti e furtarelli in negozi, locali e case private nella zona di Porto Azzurro, li avevano individuati come principali sospettati. A loro è stata attributita dai carabinieri la responsabilità di almeno tre episodi ma non è detto che la prosecuzione delle indagini porti a addebitare loro altri furti dato che nel materiale ritrovato dai carabinieri nel nascondisco tra le canne c'erano oggetti, tra cui un bracciale, la cui scomparsa è stata denunciata in occasione di un altro furto in abitazione. «E' evidentemente presto per trarre delle conclusioni - spiega il tenente a capo del nucleo operativo e radiomobile dell'Elba, Ezio Mazza - le indagini vanno avanti e vedremo se ci saranno sviluppi». Mazza sottolinea come anche in questo caso sia stata preziosa la collaborazione tra i militari della stazione di Porto Azzurro e quelli del nucleo operativo. «Anche se parliamo di reati minori, come stabilisce il codice penale - spiega - non viene meno il nostro impegno a contrastarli dato che sono particolarmente fastidiosi per chi li subisce e generano una diffusa pecezione di insicurezza nella popolazione». L'Arma non nega poi un certo stupore per il fatto che lo stile di vita dei tre ragazzi non abbia destato legittimi sospetti nei familiari. «Una così grande disponibilità di denaro - continua Mazza - dovrebbe apparire quanto meno anomala in famiglia». L'accusa nei confronti dei tre ragazzi è furto aggravato in concorso. Il più grande, trasferito giovedì nel carcere delle Sughere di Livorno, è - su disposizione del giudice - di nuovo a piede libero ma con obbligo di firma dai carabinieri. Gli altri due sono stati trasferiti al centro minorile di Firenze in attesa di processo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
