Attenzione
Oggi nuovo vertice al ministero. Tre istituti scettici, e domani si decide sulla vendita di Ascometal
Lucchini, banche ancora divise
Luca Centini
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Il corteo per le vie di Piombino Senza un accordo possibile anche un altro slittamento
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PIOMBINO. Un incontro importante, forse non risolutivo. Oggi la vicenda Lucchini torna a Roma, al ministero dello Sviluppo economico. Il sottosegretario Stefano Saglia ha convocato per le 18 l'azienda, i sindacati e le istituzioni, oltre agli advisor Lazard per la Lucchini e Rotschild in rappresentanza degli istituti di credito. Le banche dovranno sciogliere i dubbi e decidere se sostenere la ristrutturazione del debito da 770 milioni. In assenza di un accordo continua a far paura il fantasma dell'amministrazione straordinaria, sebbene le ultime dichiarazioni del sottosegretario Saglia sembrino aprire scenari alternativi. Se la manifestazione degli operai di Piombino, con tanto di occupazione temporanea di un silos all'interno dello stabilimento da parte dei delegati delle Rsu Alessandro Martini (Fiom), Nicola Zagni (Uilm) e Gianluca Rombai (Fim), lunedì ha tenuto viva l'attenzione sul destino del Gruppo Lucchini, ieri sono proseguiti a ritmo incessante i contatti tra le banche coinvolte, le istituzioni locali e il management Lucchini. L'obiettivo è convincere le banche a fare uno sforzo ulteriore, limando le divergenze residue in modo da dare l'ok al piano di ristrutturazione che garantirebbe nuovo margine di manovra al gruppo siderurgico (80 milioni di prestito ponte e altri 60 milioni di lettere di credito). Ma, alla vigilia del tavolo ministeriale, i nodi sembravano gli stessi. Non tutti gli istituti di credito hanno trovato l'accordo sulla quota di nuova finanza da versare e - problema non secondario - non ripongono la fiducia necessaria, in mancanza dell'azionista di riferimento, nelle prospettive industriali del Gruppo Lucchini. Secondo le voci emerse in questi giorni le maggiori resistenze arriverebbero ancora dalla francese Natixis, e dagli istituti nazionali Mediobanca e Ubi. Nonostante gli spiragli e i numerosi segnali di distensione delle banche, i dubbi legati alla firma dell'intesa sul debito restano ancora forti. Non è scontato che l'incentivo legato alla cessione per 300 milioni di Ascometal al fondo di private equity Apollo, per il quale è fissato per domani un vertice decisivo in Francia, basti a convincere le banche, sebbene una buona fetta della somma andrebbe a ripianare parte del debito da 770 milioni. Tutti gli interlocutori, compreso il sindaco Gianni Anselmi, preferiscono mantenere il riserbo sugli ultimi, decisivi, movimenti della trattativa con le banche. Non è detto, insomma, che l'ennesimo vertice al ministero porti alla firma dell'intesa con le banche. Alternative? Resta in piedi - eccome - la possibile apertura delle procedure di amministrazione straordinaria, qualora l'ad Lucchini, Marcello Calcagni, consegnasse i libri contabili del gruppo in tribunale. A quel punto il governo, su richiesta della stessa azienda, nominerebbe un commissario per la gestione del Gruppo Lucchini. L'ipotesi di commissariamento, tuttavia, non dovrebbe comunque scattare con il vertice di oggi, almeno a leggere le dichiarazioni rilasciate lunedì dal sottosegretario Saglia: «Speriamo che le banche sottoscrivano il percorso, se così non sarà ci saranno dei piani alternativi. Lavoratori e azienda non saranno lasciati soli». In cosa realmente consistano questi piani alterantivi, al momento, non ci sono certezze. Saglia comunque lavorerebbe sul fronte delle garanzie con gli istituti di credito, sondando la possibilità di trovare un nuovo punto di equilibrio. Neanche stavolta si può escludere totalmente che, se davvero venissero presi in esame piani alternativi, i tempi di chiusura della vertenza con le banche possano subire un nuovo, ennesimo, slittamento.
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