Gioco
In tre sul silos fino a notte per sfidare le banche Ma il corteo in città fa flop
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La protesta dei lavoratori sotto il silos dellacciaieria (sullo sfondo) sul quale sono saliti tre operai 4 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. Hanno occupato un silos dello stabilimento Lucchini. Si sono arrampicati in cima all'impianto, alto diverse decine di metri, per sfidare le banche che tengono in pugno il loro destino e quello del Gruppo Lucchini. I tre operai Alessandro Martini (Fiom), Gianluca Rombai (Fim) e Nicola Zagni (Uilm) sono i simboli della manifestazione a difesa del gruppo siderurgico. «Salviamo lo stabilimento», il messaggio scritto sullo striscione sospeso dalla balaustra del silos è chiaro. Un'azione eclatante per portare Piombino sotto i riflettori, per tenere alta l'attenzione delle banche che domani, nel vertice convocato al Ministero allo sviluppo, decideranno se sostenere la ristrutturazione del debito da 770 milioni. Altrimenti la strada è l'amministrazione straordinaria. Ieri la città ha vissuto una nuova, convulsa giornata. Alle 14 alcune centinaia di lavoratori Lucchini e delle imprese d'appalto si sono riuniti davanti alla portineria centrale. «Sciopero di due ore, con manifestazione per difendere lo stabilimento». E' il segretario provinciale Fiom Luciano Gabrielli a dettare il programma col megafono, mentre si riuniscono in pochi minuti decine di bandiere dei sindacati e dei partiti politici. Con il sindaco Gianni Anselmi ci sono rappresentanti dei partiti e delle istituzioni. Alcune centinaia di manifestanti tra operai e non. Ancora troppo pochi per una città che sembra non percepire fino in fondo quello che di qui a pochi giorni potrebbe accadere. Alle 14,10 il corteo si muove lentamente, quasi in silenzio, lasciandosi alle spalle la portineria centrale e guadagnando via della Resistenza. La polizia segue ogni movimento dei manifestanti che muovono verso viale Unità d'Italia. E' lì che i segretari di Fim, Fiom e Uilm danno inizio a un mini-comizio, in prossimità dello spartitraffico all'ingresso della città. In realtà gli interventi dei sindacalisti sono interrotti dal movimento spontaneo dei manifestanti che si riversano in strada, bloccano il traffico e marciano in via della Repubblica. Verso il centro. «Lavoro, diritti». I primi cori si alzano in modo convinto. Alcuni operai reggono lo striscione delle Rsu della fabbrica. Tra loro c'è Mirko Lami, il coordinatore delle Rsu Fiom che da venerdì scorso ha smesso di mangiare per protesta. In serata le segreterie di Fim, Fiom e di Uilm, una volta effettuato il blitz sul silos della fabbrica, gli chiedono di interrompere lo sciopero della fame. Lami ci pensa ma, dopo essersi consultato col medico di famiglia, decide di andare diritto. Tra i manifestanti c'è anche Paolo Francini, l'unico ad aver imitato la scelta di Lami. Metro dopo metro il corteo si fa più rumoroso. Irrompe in una città addormentata. L'ora non aiuta, con gran parte dei negozi chiusi e poche persone a passeggio in strada. Gli operai distribuiscono i volantini, ma la risposta della città - è evidente - non è quella sperata. E' come se nell'aria si respirasse un pizzico di rassegnazione, come se non ci fosse ancora la percezione piena del rischio che corre lo stabilimento e con esso la tenuta sociale della città. Serve un gesto estremo per esprimere la disperazione dei lavoratori. E il gesto si materializza intorno alle 15,30, quando il corteo sbuca da via Carlo Pisacane, davanti al muro della fabbrica. Le tre tute arancioni dei delegati delle Rsu si arrampicano sulle scalette del silos. Il primo a montare sulla balaustra e a sventolare la bandiera della Fiom è Alessandro Martini, seguito da Rombai e Zagni. I manifestanti li seguono con lo sguardo scalino dopo scalino. Poi esplodono in un applauso fragoroso. L'azione non è concordata con l'azienda, tanto meno con le forze dell'ordine. Il corteo si scioglie dopo che lo striscione viene issato sulla balaustra, ma i tre operai restano sul silos. A terra i sindacalisti seguono passo dopo passo l'iniziativa, trattando con le forze dell'ordine. In serata ai tre viene consegnata una cena frugale, tirata fino in cima al silos con una corda. I tre sono intenzionati a resistere almeno fino alla notte, ma alle 22 mentre comincia anche a piovere, vengono convinti a scendere a terra soprattutto per motivi di sicurezza. Il gesto ha comunque colto nel segno. In tempi rapidi i lavoratori Lucchini hanno incassato numerosi messaggi di solidarietà. «Sono con loro. Abbiamo fatto tutti i passi necessari, seguiamo la vicenda», ha detto il presidente della Regione Enrico Rossi, riferendosi all'incontro di domani a Roma. La speranza è che, oltre alla solidarietà, Lucchini ottenga anche la fiducia che, per il momento, le banche non hanno dimostrato.
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