Il Tirreno

Lucchini, è lotta per sopravvivere

Da sinistra Cardellini, Gabrielli, Renda e Lami
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Da sinistra Cardellini, Gabrielli, Renda e Lami

Sciopero, tenda in strada e un sindacalista protesta col digiuno

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 PIOMBINO. Aggrappati alla Lucchini. Due ore di sciopero con manifestazione lunedì prossimo, una tenda della "sopravvivenza" da montare all'ingresso della città. E Mirko Lami, il coordinatore delle Rsu Fiom Lucchini, ha dato il via ieri al suo personale sciopero della fame. Sono le azioni estreme dei lavoratori e dei sindacati Lucchini, decise ieri durante un consiglio di fabbrica drammatico, convocato dai segretari di Fiom, Fiom e Uilm per comunicare l'esito del tavolo al ministero delle Sviluppo economico. C'era da spiegare il motivo del rinvio al 6 luglio. Il perchè del nuovo passo indietro di alcune banche coinvolte, che non hanno firmato l'accordo sul debito.  Il clima che si respira nello stanzone del consiglio di fabbrica è pesante. La Lucchini è appesa a un filo di speranza. E di ottimismo tra i delegati non c'è più traccia. Solo tanta amarezza e un pizzico di rassegnazione. «La situazione è drammatica - interviene Graziano Martinelli - ho seri dubbi sull'etica di alcuni interlocutori che hanno gestito la vicenda».  Il consiglio di fabbrica ha appreso con rabbia le novità da Roma. Le banche sono vicine, ma l'accordo non c'è. La stessa storia che i delegati sentono da mesi. Ma il termine del 6 luglio richiesto da Saglia sarà l'ultimo. Un tentativo estremo di convincere le banche, usando come incentivo il credito che deriverebbe dalla cessione di Ascometal (300 milioni), per la quale è fissato un incontro il 7 luglio. Tuttavia, dopo mesi di trattative a rilento, pare difficile che gli istituti trovino un accordo in pochi giorni. E l'amministrazione straordinaria è, ad oggi, qualcosa in più di uno spauracchio. «Sono sempre stato ottimista - dice con franchezza Vincenzo Renda (Uilm) - se stamani non lo sono più vuol dire che la situazione è grave. Banche o non banche, questa fabbrica deve sopravvivere».  Tanti gli interventi. Ogni volta più preoccupati. La situazione della Lucchini sta colando a picco. E i lavoratori hanno pochi giorni per reagire, per convincere in qualche modo le banche a fare un passo indietro. Lo sciopero di due ore di lunedì - dalle 14 alle 16 con corteo dalla portineria fino a viale Unità d'Italia - è il punto di partenza. «Portare cinque autobus a Roma il 6 luglio sarebbe inutile - ha detto Mirko Lami, coordinatore delle Rsu Fiom - dobbiamo fare qualcosa adesso, mentre le banche si riuniscono per decidere. Tutto deve partire da questo consiglio di fabbrica».  Il sindacalista Fiom non si è limitato alle parole, ma è passato alle vie di fatto, iniziando ieri il suo personale sciopero della fame. Un'azione estrema, non l'unica. I sindacati si stanno infatti organizzando per montare una tenda della "sopravvivenza". Forse in uno spazio in viale Unità d'Italia, autorizzazioni permettendo. La tenda sarà presidiata 24 ore su 24 fino a mercoledì. «Faremo tutto quello che serve - sostiene Sergio Cardellini, coordinatore delle Rsu Fim - servono iniziative che ci diano visibilità. Alziamo il tiro, smuoviamo il governo perché intervenga con le banche».  Saranno giorni frenetici quelli che ci separano dalla riunione di 6 luglio. Ieri il sindaco ha partecipato a un vertice lampo con Bersani, il presidente della Regione Enrico Rossi e il segretario regionale Pd Andrea Manciulli. A Roma prosegue invece il pressing del sottosegretario Stefano Saglia sulle banche. Ma le sensazioni sono negative. Lo spiraglio per la firma dell'accordo, che garantirebbe all'azienda nuova liquidità e un minimo di tempo per esplorare l'ingresso di un acquirente, è minimo. Le banche non sono d'accordo sulle quote di nuova finanza da versare, né hanno fiducia nelle prospettive del gruppo. «Non ci tiriamo indietro rispetto al nostro obiettivo che resta la difesa del secondo polo siderurgico nazionale - reagisce il segretario Fiom, Luciano Gabrielli - l'accordo sarebbe solo il primo passo. La nostra posizione deve essere chiara e autonoma fin da subito. Abbiamo bisogno di un acquirente che garantisca il ciclo integrale e il rifacimento dell'altoforno». Luca Centini ALTRO SERVIZIO A PAG.3

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