Italia
GLI SCENARI POSSIBILI
Lo spettro inquietante del commissario
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Veduta dello stabilimento 1 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. Ormai è qualcosa in più di un fantasma. Se mercoledì le banche non daranno l'ok al piano di ristrutturazione del debito, l'Ad Calcagni dovrà consegnare i libri contabili in tribunale e, per Lucchini, saranno avviate le procedure di amministrazione straordinaria. Una procedura scivolosa, che tuttavia ha una finalità conservativa e, quindi, mira ad evitare la dispersione del patrimonio aziendale. E non una fine prettamente liquidativo, proprio di un fallimento. Per accedere all'amministrazione straordinaria, introdotta nel 2003 dal decreto Marzano, l'azienda deve aver dichiarato nell'anno precedente almeno 500 dipendenti e accumulato debiti per almeno 300 milioni. Inoltre l'azienda deve avere un'intenzione concreta di attuare programmi di ristrutturazione, portando avanti l'attività. Requisiti propri del Gruppo Lucchini. Sarebbe direttamente il ministero allo Sviluppo a disporre l'ammissione all'amministrazione straordinaria su richiesta dell'azienda insolvente. In parallelo Lucchini dovrebbe presentare ricorso al tribunale affinché si accerti lo stato di insolvenza. L'accertamento avviene comunque ad amministrazione già avviata. Spetta al ministero nominare il commissario straordinario che, entro 180 giorni, deve presentare un programma di ristrutturazione. Il ministro lo può accettare o rigettare. Qualora il piano fosse respinto, il commissario potrebbe riconvertirlo entro 60 giorni in un programma di cessione dei beni aziendali, attuabile in due anni. In caso contrario la procedura prosegue. Lo stesso programma può contenere un concordato con il quale vengono soddisfatti i creditori.
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