Il Tirreno

Tangenti e pressioni per far volare gli elbani con i soldi pubblici

Nicola Stefanini
La pista dell’aeroporto campese della Pila
◗
La pista dell’aeroporto campese della Pila

4 MINUTI DI LETTURA





 PORTOFERRAIO. Richieste di favori, e anche di pressioni, per accelerare il rilascio di certificazioni, o per ottenere l'omologazione di aerei. Tutto finalizzato, in un primo tempo a partecipare, poi a vincere la gara per i voli di continuità territoriale fra l'aeroporto elbano della Pila, a Marina di Campo, con Pisa e Firenze. Un intreccio che martedì ha portato all'arresto di quattro persone.  Corruzione, frode fiscale e altri reati sono le accuse mosse dal pm romano Paolo Ielo che hanno portato il gip Elvira Tamburelli a emettere un'ordinanza cautelare contro Viscardo e Riccardo Paganelli, padre e figlio, senesi, responsabili della Rotkopf Aviation che lo scorso maggio si era classificata prima nella gara per la continutà territoriale elbana; Franco Pronzato, genovese, consigliere dell'Enac ed ex responsabile trasporti aerei del Pd; e Giuseppe Smeriglio come intermediario di Pronzato. Al centro dell'inchiesta, riassunta nelle 48 pagine dell'ordinanza cautelare, il pagamento di una tangente da 40mila euro, e poi un'altra da 28.800, con la quale i Paganelli "comprarono" i favori di Pronzato per ottenere le certificazioni necessarie, e l'abilitazione al volo per il loro aereo Cessna monomotore, necessarie a partecipare alla gara della continuità territoriale elbana. Un servizio coperto con fondi pubblici per 1,5 milioni che attende di essere aggiudicato dal 2008.  Nel voluminoso fascicolo dell'ordinanza, il quadro accusatorio è sorretto da numerose intercettazioni condotte dalla guardia di finanza fin dal gennaio scorso, quando il nuovo bando dell'Enac al centro dell'inchiesta non era stato ancora pubblicato. I contatti fra i due imprenditori della Rotkopf e Pronzato, favoriti da Vincenzo Morichini, "faccendiere" ritenuto l'uomo chiave dell'indagine, si sviluppano su richieste successive tutte finalizzate ad ottenere i requisiti necessari per la gara dei voli elbani. E soprattutto finalizzate a vincere alcune resistenze emerse durante il percorso, prima per far omologare come idoneo al servizio l'aereo monomotore della Rotkopf, poi per acquisire le certificazioni richieste nel bando di gara dell'Enac.  Un'operazione condotta a buon fine grazie all'attività di Pronzato, un'attività - secondo l'accusa - «contraria ai doveri del proprio ufficio» e interferendo nelle procedure amministrative dell'Enac.  Il 18 maggio scorso la Rotkopf risulta vincitrice della gara per i voli elbani avendo presentato la migliore delle tre offerte pervenute. Seconda è la Lydd Air e non ammessa la Silver Air. Ma già il giorno successivo è proprio Gabriele Zanchetta della Lydd Air, attraverso Il Tirreno a sollevare il caso dell'aereo monomotore col quale la Rotkopf intende fare il servizio fra l'Elba, Pisa e Firenze. Un articolo che suscita un vespaio negli ambienti romani e che è al centro di un'altra serie di intercettazioni telefoniche inserite nell'ordinanza del gip Tamburelli. Intercettazioni nelle quali compare anche Silvia Velo deputata venturinese del Pd.  L'ordinanza riporta un sunto di quelle intercettazioni nelle quali Pronzato dice a Sebastiano Veccia (direttore delle operazioni dell'Enac) «che gli ha telefonato molto preoccupata l'onorevole Silvia Velo dicendogli che è uscito un brutto articolo sul Tirreno dove si dice che ha vinto la gara "testarossa" che ha un aereo che in Europa non può volare come trasporto passeggeri». Veccia poi rassicura Pronzato sul fatto che la commissione ha chiesto un parere tecnico sull'aereo e che «ci sono i margini di sicurezza per poter operare dall'Elba».  «Sì, conosco Pronzato e nel tempo ho avuto contatti con lui - dice Silvia Velo da noi sentita ieri - Come parlamentare di zona mi sono spesso interessata affiché si arrivasse alla realizzazione dei voli di continuità territoriale per l'Elba per i quali ci sono i soldi in Finanziaria fin dal 2008. Ricordo quella telefonata - dice la parlamentare - ero a Roma e mi chiamarono dall'Elba per dirmi di questo articolo del Tirreno che metteva in dubbio la qualità dell'aereo della compagnia vincitrice. Chiamai Pronzato molto risentita chiedendogli che stavano facendo; perché avevano aggiudicato la gara a un aereo che non può volare e sul quale la gente non sarebbe mai salita. Pronzato - prosegue Velo - poi mi richiamò dicendo di aver fatto verifiche e che tutto era ok».  Le intercettazioni dei giorni immediatamente precedenti la gara e subito successivi sono infine quelle più pesanti in mano all'accusa. Un giro di telefonate e sms fra i Paganelli, Pronzato e Smeriglio (ritenuto suo intermediario) per accertarsi che i due imprenditori avessero pagato con un bonifico i 28.800 euro che per l'accusa sono parte della tangente.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa