Sicurezza
In mattinata il governo incontra gli advisor, ultimo tentativo per sciogliere i dubbi delle banche
Debito Lucchini, è il giorno decisivo
Luca Centini
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Stefano Saglia Al ministero l'annuncio del verdetto: il rischio è l'amministrazione straordinaria
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PIOMBINO. E' il giorno decisivo per il futuro della Lucchini. Oggi alle 17 a Roma, al ministero delle Attività produttive, le banche annunceranno la loro decisione sulla ristrutturazione del debito da 770 milioni. Ma, a poche ore dal vertice, i dubbi restano forti. Ogni scenario è aperto, compresa l'ipotesi di amministrazione straordinaria. Il tavolo è fissato nel pomeriggio a Roma, quando da giorni era atteso a Milano, per gli impegni del sottosegretario Stefano Saglia. Ieri, in serata, è circolata la notizia dello spostamento. Saranno presenti, oltre a Saglia, i responsabili di azienda, sindacati e istituzioni locali. Con loro tornano a sedersi allo stesso tavolo gli advisor del Gruppo Lucchini Lazard e Rotschild, in rappresentanza delle banche. Domani mattina in Lucchini si terrà un consiglio di fabbrica, nel quale Fim, Fiom e Uilm comunicheranno l'esito dell'incontro ai delegati delle Rsu. Non è escluso che già stamani il governo incontri gli advisor. Sarebbe l'ultimo tentativo per sciogliere i dubbi delle banche. Le riserve sul piano, a quanto pare, non sono imputabili solo a Mediobanca e alla francese Natixis, ma si estenderebbero anche ad altri istituti. In ballo ci sono le quote di nuova finanza che ciascuna banche deve versare per sostenere il piano. In tutto 80 milioni di prestito ponte e 60 milioni di lettere di credito, necessarie per assicurare il funzionamento del gruppo siderurgico. Non tutte le banche sarebbero convinte delle rispettive somme da versare. Tocca a Saglia, in queste ore, trovare un punto di equilibrio. E infatti è proprio sul governo che si stanno concentrando le pressioni di azienda e istituzioni locali. Il pallino, dunque, è in mano alle banche. Se oggi daranno l'ok, il Gruppo Lucchini uscirà dal vertice di Roma con in tasca un accordo di massima per la ristrutturazione. Il debito da 770 milioni sarebbe riscadenzato e l'azienda conterebbe sulla disponibilità di nuova finanza. Una boccata d'ossigeno, insomma, che tuttavia non rimuoverebbe le ombre legate all'assenza di un azionista di riferimento (o di un acquirente) in grado di sostenere gli investimenti previsti nel piano industriale. Ma il tempo è agli sgoccioli. Oggi il Gruppo Lucchini deve infatti presentare il bilancio, avendo già usufruito di una proroga di due mesi. La scadenza è un motivo in più per credere, nel bene o nel male, in una conclusione della vicenda col tavolo di oggi. Non è escluso che, senza l'ok delle banche, l'azienda dia il via alle procedure dell'amministrazione straordinaria, con un meccanismo che porterebbe il governo a nominare un commissario per il gruppo siderurgico in tempi rapidi. Così come non si può scartare totalmente, vista l'esperienza di questi giorni, un ulteriore slittamento dei tempi, qualora Saglia richiedesse altro margine per chiudere l'accordo. Ma fare previsioni, a poche ore dall'incontro, rischia di essere azzardato.
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