Il Tirreno

Il vertice decisivo slitta a giovedì, ultima data utile per evitare l’amministrazione straordinaria

Debito Lucchini, ennesimo rinvio

Luca Centini
Marcello Calcagni e un’immagine della Lucchini
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Marcello Calcagni e un’immagine della Lucchini

Le banche non trovano l'accordo: «Servono ulteriori approfondimenti»

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 PIOMBINO. Ennesimo rinvio, il destino della Lucchini si decide sul filo di lana. E' slittato a giovedì il vertice convocato dal sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia, decisivo per la ratifica dell'accordo sul debito da 770 milioni. Per l'ultima volta si siederanno allo stesso tavolo gli advisor Lazard per il gruppo Lucchini e Rotschild, in rappresentanza delle banche coinvolte. Un tentativo estremo, insomma, per limare le ultime divergenze tra le parti e trovare la quadratura del cerchio.  Il vertice si terrà a Milano, nella sede della Regione Lombardia e non a Roma come previsto, anche per gli impegni istituzionali che vedono coinvolto il sottosegretario Saglia. Si riuniranno i rappresentanti della Lucchini, dei sindacati e delle istituzioni locali. L'invito è rivolto anche a Severstal, ancora dentro Lucchini col 49,8% delle quote ma da tempo lontana dalla trattativa con le banche.  Il rinvio è stato deciso per «consentire ulteriori approfondimenti» alle banche. Non proprio ciò che attendevano i lavoratori Lucchini e i sindacati, tornati con moderato ottimismo dal blitz davanti alla sede di Mediobanca di venerdì scorso. In queste ore le distanze non si sono colmate, anche se oltre il 30 giugno - a meno di qualcosa di inatteso - non si può andare. Entro quella data, infatti, l'ad Marcello Calcagni dovrà presentare il bilancio del gruppo siderurgico o, in alternativa, definire la richiesta di amministrazione straordinaria.  Il nuovo slittamento non è una buona notizia. Le banche, evidentemente, non si sono ancora accordate sulle rispettive quote di nuova finanza da versare a sostegno della ristrutturazione. «Ci aspettiamo che le banche facciano il loro mestiere - ha detto Saglia - la situazione non è cambiata. E' necessario che tutte aderiscano alla ristrutturazione del debito e concedano nuova finanza a sostegno del piano industriale».  Ma le buone intenzioni del governo non bastano a tenere tranquilli i sindacati, preoccupati per il rinvio della riunione. «Ci sono delle dinamiche che ci sfuggono - ha detto Fausto Fagioli (Fim) - ora spetta al governo trovare il giusto equilibrio tra le ragioni della finanza e quelle dell'economia reale». Del resto finanza e garanzie industriali viaggiano su due piani che tendono a intrecciarsi nella vicenda Lucchini. La stessa Mediobanca, incontrando i sindacati, ha ammesso quanto la latitanza della proprietà di Lucchini sia un punto di debolezza. «Le banche devono capire che a Piombino ci sono le condizioni per guadagnare, sfruttando il potenziale del polo siderurgico - spiega Luciano Gabrielli (Fiom) - per questo ci vuole un azionista, fino a oggi latitante, che possa garantire un sostegno finanziario al piano industriale attuale o ne proponga uno nuovo».  L'assenza di un azionista, soprattutto per un gruppo che ha bisogno in tempi rapidi di investimenti per parecchi milioni di euro, ad esempio per il rifacimento dell'altoforno, ha contribuito a frenare l'ok delle banche al piano di ristrutturazione finanziaria. E tuttora alimenterebbe i dubbi di alcuni istituti di credito.  «Il problema - aggiunge Vincenzo Renda (Uilm) - è che per il momento manca un soggetto industriale che dia garanzie all'investimento delle banche. Lo stabilimento, in una situazione finanziaria normale, è in grado di produrre utili. La speranza è che il governo trovi in fretta un punto di equilibrio».

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