La manifestazione
Lucchini, molti nodi da sciogliere
Luca Centini
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Luciano Gabrielli L'ok di Mediobanca fa sperare, ma pesa l'assenza di un piano industriale
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PIOMBINO. Il blitz milanese degli operai Lucchini è servito. Mediobanca, così come le altre banche coinvolte nella ristrutturazione del debito da 770 milioni, è disposta a lavorare per trovare una soluzione in extremis. Ma il tempo stringe. Un in- contro al ministero dello Sviluppo economico potrebbe tenersi già martedì 28 giugno. Sia i sindacati che il sindaco Gianni Anselmi hanno chiesto a gran voce al governo di riprendere la situazione in mano, mettendo d'accordo gli advisor Lazard e Rotschild. Un incontro, secondo le indicrezioni emerse, potrebbe consumarsi già martedì prossimo. In ogni caso la trattativa non andrà oltre la fine del mese. Entro il 30 giugno l'ad Lucchini Marcello Calcagni dovrà presentare il bilancio del gruppo siderurgico. E, qualora non emergessero segnali positivi da Roma, il management potrebbe richiedere già lunedì l'avvio delle procedure per l'amministrazione straordinaria. La delegazione piombinese è uscita dal vertice ristretto con moderato ottimismo, anche se tutti i nodi che hanno frenato la ratifica dell'accordo, non sono ancora sciolti. Mediobanca, rappresentata dal vicedirettore generale Massimo Di Carlo, ha chiarito la sua posizione nell'ambito della trattativa sul debito. Mediobanca avrebbe già da tempo dato l'ok al riscadenzamento del debito da 20 milioni, ma ha delle perplessità sulla portata di nuova finanza da investire. «Sono disponibili a lavorare per chiudere l'accordo - spiega Luciano Gabrielli, segretario provinciale Fiom - Di Carlo ha detto che non è intenzione della banca chiudere il gruppo Lucchini». La banca è disposta a sostenere il piano con nuova finanza pari a 1 milione. Una cifra inferiore rispetto ai 3,5 previsti nella struttura dell'accordo. Le perplessità dell'istituto non si limiterebbero alle cifre, ma sarebbero legate anche alla mancanza di un progetto industriale definito e alla latitanza da parte della proprietà. L'istituto sosterrebbe solo parzialmente il prestito ponte, considerato comunque un investimento rischioso, in quanto le procedure burocratiche per la cessione delle centrali svizzere di Ascometal, messe a disposizione come garanzia per le banche, stanno marciando a rilento. «Il dato certo è che in questa operazione manca totalmente la parte dell'azionista di riferimento - racconta Gabrielli - questo pesa notevolmente sull'esito dell'accordo. A questo punto è opportuno che il governo prenda quanto prima la situazione in mano e trovi un punto di equilibrio tra gli istituti bancari». Lo stesso equilibrio, attraverso un ultimo intervento del governo, che attende anche Mediobanca per sciogliere le ultime riserve sul piano. Evitare l'amministrazione controllata è considerato vitale per assicurare una prospettiva al gruppo Lucchini, ma non basta per assicurargli un futuro. «La soluzione del debito ci darebbe respiro, ma dobbiamo sforzarci di guardare più avanti - spiega Gabrielli - serve un soggetto nuovo, un piano industriale su cui riflettere. A quel punto partirebbe una vera vertenza su Lucchini per difendere il futuro, il ciclo integrale e per tutelare l'occupazione».
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