Sicurezza
Nel dossier Mare Monstrum un lungo elenco di barriere e scempi non ancora abbattuti
Spiagge pubbliche ma non per tutti
Sonia Massaro
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I tratti di costa resi inaccessibili dal Demanio nella zona del promontorio del Calamita a Capoliveri Ancora troppi i tratti di arenile inaccessibili, Legambiente contro i sindaci
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PORTOFERRAIO. Farà tappa all'Elba anche quest'anno Goletta Verde: la campagna in barca a vela di Legambiente per informare e sensibilizzare sullo stato di salute del nostro mare. E per l'edizione 2011 l'associazione intende riportare all'attenzione il tema del "mare in gabbia". L'arrivo della barca ambientalista è atteso nel fine settimana. Accanto alla protesta per le spiagge negate da barriere e proprietà private, ampiamente documentata nel dossier "Mare Monstrum" di Legambiente, si tornerà a parlare di cemento in riva al mare. Dal 1986 ad oggi l'associazione si muove lungo le coste italiane, promuovendo e valorizzando il ruolo fondamentale che le arre protette hanno per il delicato ecosistema marino. Denuncia abusi edilizi, privatizzazione di spiagge e coste, ogni speculazione o irregolarità dannose per l'ambiente. Spiagge. Nell'ambito di questa attività sono state raccolte le segnalazioni dei turisti e dei cittadini sulle spiagge "negate" all'Elba: coste chiuse, inaccessibili, introvabili o occupate abusivamente dai titolari degli stabilimenti. I casi sono davvero molti. Partiamo da Portoferraio, dove la piccola spiaggia di Cala dei Frati (accanto alla spiaggia delle Ghiaie), nonostante le segnalazioni e la promessa di fare qualcosa è, ancora, irraggiungibile via terra. Lamaia e Porticciolo sono due baie accessibili soltanto da una strada privata collegata alla provinciale tra Procchio e Portoferraio (davanti al Club 64). Stesso discorso - come spiega Legambiente - vale per le spiaggette delle Grotte, alle quali si arriva soltanto da sentieri non segnalati e che attraversano una proprietà privata. L'unico caso positivo è quello del Viticcio, dove gli albergatori hanno permesso di raggiungere le spiagge attraverso le loro aziende ed hanno sollecitato il Comune a segnalarne la presenza. A Capoliveri Francesche, Calamita e Cannello ricadono nel compedio minerario ed in questo caso è lo Stato a ostruirne l'accesso. Mentre Remaiolo, Ginepro, Punta Bianca e Carbonaia, Stagnone, Capo Calvo, Sassi Neri, Punta Nera, Buzzancone ed Istia sono accessibili soltanto a piedi dalla strada privata del villaggio turistico "Costa dei Gabbiani". Anche per Le Calanchiole e Stella Mare si può passare unicamente dai campeggi retrostanti. E' invece crollato da anni il sentiero per arrivare alla Cote Tonda, a Marciana Marina. Stessa sorte per la Baronessa, chiusa al pubblico da un reticolato e da un cancello. I sentieri di Marcianello e Acqua della Madonna, a Marciana, sono invece completamente inghiottiti dalla vegetazione o chiusi da proprietà private. A Rio Marina, infine, la costa di Capo d'Arco «è interamente privatizzata da un villaggio vacanze - denuncia l'associazione - è stato tollerato il passaggio pedonale solo dopo le denuncie di Legambiente». Ecomostri. Sul caso degli "ecomostri" e le speculazioni edilizie ancora poco è stato fatto, secondo Legambiente, che ricorda lo scandalo Elbopoli che nel 2003 ha portato alla luce «una holding affaristica ramificata che ha visto coinvolte anche alcune amministrazioni locali». Uno dei risultati di questi illeciti è stato la costuzione del ben noto "ecomostro" a Procchio, il cui caso ancora non ha avuto una svolta. A prescindere dall'iter processuale - precisa Legambiente - già nel 2010 il nuovo sindaco aveva annunciato di risolvere, almeno dal punto di vista urbanistico, la vicenda. Le promesse erano di abbatterlo e riqualificare l'area con altre opere di interesse collettivo. Il risultato? Al momento rimane solo un cantiere abbandonato, fermo da nove anni e in balia del degrado. Nell'elenco degli scandali Legambiente annovera anche il caso di Costa dei Barbari e quello delle Paffe a Cavo. Area, quest'ultima, destinata secondo i piani del Comune a diventare un villaggio turistico convertendo in mini-residenze alberghiere le vecchie tramogge del calcare. Legambiente ha chiesto di fermare l'iniziativa e di procedere ad accurate indagini idrogeologiche. Sempre a Rio Marina rimane aperta un'altra questione per l'associazione: Villaggio Paese che per Legambiente è una speculazione edilizia da 47.500 metri cubi sulle ceneri delle vecchie miniere di pirite. La zona è stata messa all'asta, ma dopo tre tentativi è ancora invenduta. Ora, con il federalismo demaniale, potrebbe passare al Comune.
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