Il Tirreno

Scade il termine fissato dal governo, ma l’accordo sulla ristrutturazione del debito resta in dubbio

Lucchini, blitz davanti a Mediobanca

Luca Centini
Giuseppe Bartoletti
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Giuseppe Bartoletti

Anche Anselmi oggi a Milano alla manifestazione con lavoratori e sindacati

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 PIOMBINO. Poche ore per mettere d'accordo le banche. Potrebbe decidersi oggi il destino del gruppo Lucchini. Scade infatti il termine indicato dal sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia per la firma dell'accordo per ristrutturare il debito da 770 milioni.  C'è da sperare nell'ok di Mediobanca e Natixis, i due istituti bancari che non hanno ancora dato la disponibilità a sostenere il piano finanziario. Ma, arrivati alla scadenza del termine, niente è scontato. E le ore che precedono la scadenza del termine sono convulse.  La giornata di ieri è iniziata con un consiglio di fabbrica straordinario. C'era da fare il punto, dopo le indiscrezioni che vedevano in forte dubbio la firma dell'accordo, per il no di Mediobanca e Natixis.  L'impressione dei delegati sindacali è chiara: in assenza di una firma la decisione delle banche potrebbe slittare ancora. Precisamente al 29 giugno, solo dopo che si svolgerà un'ultima riunione tra l'advisor Lazard per Lucchini e Rotschild, in rappresentanza del pool delle banche. In ogni caso entro la fine del mese la vicenda Lucchini dovrà delinearsi, dal momento che il 30 giugno il management dovrà presentare il bilancio.  Il confronto tra i delegati si è chiuso con una mobilitazione. «Facciamo uno sciopero di due ore domani (oggi ndr) - hanno proclamato i responsabili delle Rsu - e lunedì manifestiamo davanti alla sede milanese di Mediobanca».  Ma quando nel primo pomeriggio i responsabili di Fim, Fiom e Uilm si sono incontrati per organizzare le iniziative, lo scenario è rapidamente cambiato. La notizia della manifestazione sotto la sede di Mediobanca è circolata rapidamente, così come si è saputo della riunione del cda di Mediobanca nella giornata di oggi. «La risposta delle banche deve arrivare entro domani (oggi ndr) - hanno ribadito i sindacati - se tale situazione perdurerà il gruppo Lucchini andrà in amministrazione straordinaria con la conseguente nomina di un commissario». E per mettere pressione sulle banche i sindacati sembravano voler puntare ancora sulla manifestazione di lunedì. Ma in serata ha preso forma l'idea, visto il rapido cambiamento delle condizioni, di un blitz di sindacati e lavoratori sotto la sede dell'istituto di credito già oggi. Un'azione di protesta fulminea, insomma, a cui intende partecipare anche il sindaco Gianni Anselmi. A Milano si riunisce infatti il gotha della finanza mondiale, tra cui Vincent Bollorè, membro del cda sia di Mediobanca che di Natixis. Le uniche due banche restie a firmare l'accordo per Lucchini.  Del resto è sulla posizione di Mediobanca che si gioca gran parte della partita Lucchini. Secondo le indiscrezioni circolate l'istituto italiano non sarebbe disposto a riscadenzare a sette anni un credito di 20 milioni e a contribuire con l'innesto di nuovi 3,5 milioni. «Stiamo parlando della prima banca d'affari italiana - ha detto il responsabile Cgil Giuseppe Bartoletti durante il consiglio di fabbrica - garantisce i maggiori gruppi industriali italiani e ha chiuso con un utile di 564 milioni di utile. Il fatto che si tiri indietro per pochi milioni è sospetto».  E, senza l'intesa sul debito, l'unica strada per Lucchini sarebbe l'amministrazione straordinaria. «Un disastro - spiega Bartoletti - il commissario non risponde a nessuno. Il suo unico obbligo è ridurre il debito, per risarcire i creditori. In questo contesto non ci sarebbe alcuna prospettiva industriale per Lucchini».

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