Il Tirreno

Consiglio di fabbrica, nervi tesi e pessimismo

Operai all’uscita dalla fabbrica alla fine del turno
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Operai all’uscita dalla fabbrica alla fine del turno

I delegati accusano: «L'azienda non ci ha detto tutta la verità»

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 PIOMBINO. Nervi tesi, preoccupazione, pessimismo. E' stato un consiglio di fabbrica movimentato, quello che si è tenuto ieri mattina, alla vigilia del termine indicato per la firma dell'accordo sul debito Lucchini.  Le banche si sono messe di traverso. Lo stabilimento vacilla. Il pericolo si legge nei volti dei delegati sindacali, nelle voci concitate di chi prende la parola per dire la sua.  I delegati delle Rsu Lucchini e delle ditte d'appalto riempiono lo stanzone del consiglio di fabbrica, di fronte al tavolo occupato da Fausto Fagioli (Fim), Luciano Gabrielli (Fiom) e Fabrizio Toninelli (Uilm) e i coordinatori delle Rsu Mirko Lami (Fiom), Sergio Cardellini (Fim) e Lorenzo Fusco (Uilm). «L'azienda non ci ha raccontato tutta la verità - dice Graziano Martinelli (Fiom), uno dei delegati più anziani - ora è necessario far sentire la nostra voce».  «Servono inizative eclatanti e in tempi rapidi», ribadisce Nicola Zagni (Uilm).  L'angoscia per il destino della fabbrica corrode. Inasprisce gli animi e, inevitabilmente, fa riemergere vecchie ruggini. Basta un accenno ai contrasti tra i sindacati a livello nazionale per innescare il diverbio tra il segretario Fiom Luciano Gabrielli e il delegato Fim Daniele Bedendo. La discussione si accende, esce dall'orbita Lucchini. Altri delegati alzano la voce: «Non è il momento per queste cose, dobbiamo restare uniti». Vola qualche pugno sul tavolo, qualche offesa. Poi la situazione si calma.  Ma è la capacità di coinvolgere gli operai nella lotta per la sopravvivenza dello stabilimento che fa discutere e alimenta il pessimismo. «Non possiamo andare a Milano i quattro gatti - si fa sentire il responsabile di zona Giuseppe Bartoletti (Cgil) - stavolta Piombino sta correndo un rischio enorme. E' colpa nostra se gli operai non hanno la percezione di ciò che sta accadendo».  «Il problema sta nella partecipazione - interviene Lorenzo Fusco della Uilm - alle assemblee siamo sempre in pochi. Se andiamo a Milano dovremo fare in modo di essere visibili. E non so se ce la faremo». (lu.ce.)

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