Il Tirreno

Lucchini, accordo ancora a rischio

Luca Centini
Anselmi e un momento della manifestazione che si è svolta lunedì
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Anselmi e un momento della manifestazione che si è svolta lunedì

Due banche frenano sull'ok alla ristrutturazione del debito

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 PIOMBINO. Un consiglio di fabbrica straordinario per allontanare lo spettro della rottura con le banche. E' la risposta dei sindacati e delle Rsu alle indiscrezioni che - a 24 ore dal termine di domani - sembrano allontanare la firma dell'accordo per ristrutturare il debito da 770 milioni.  Stamani, dalle 9 alle 12, i sindacati riuniranno in via straordinaria i delegati della fabbrica e di tutte le ditte d'appalto. «Le notizie che ci arrivano non sono positive - dicono i responsabili sindacali - ci sono difficoltà serie, per questo vogliamo fare ancora il punto prima del termine di venerdì».  Quella di ieri è stata una giornata convulsa per i responsabili di Fim, Fiom e Uilm. Alcune indiscrezioni circolate vorrebbero in forte dubbio la ratifica dell'accordo. E a rincarare la dose ci ha pensato il quotidiano Il Messaggero, che ha messo nero su bianco gli ostacoli alla firma dell'intesa sul debito da 770 milioni. Secondo il quotidiano sarebbero tre le banche ancora non allineate al piano, perchè non disposte a partecipare alla concessione di 140 milioni fra cassa e linee di firma, sollecitati dalla commercialista Stefania Chiaruttini. La professionista incaricata di asseverare il piano di ristrutturazione.  In particolare l'italiana Mediobanca non intenderebbe contribuire con nuovi 3,5 milioni, a fronte di un'esposizione di 20 milioni da riscadenzare a sette anni. Dubbi condivisi anche dalla francese Natixis che vanta un credito di 50 milioni e dovrebbe sostenere il piano con nuovi 7,5 milioni. Il Messaggero inserisce tra gli istituti restii al piano anche Bnp Paribas (73 milioni di credito e 9 milioni di nuovi contributi), anche se - secondo quanto si apprende - l'istituto francese avrebbe sciolto le riserve nelle ultime ore. L'indisponibilità delle banche è emersa in una riunione che si è svolta nei giorni scorsi tra le banche creditrici, l'advisor Lazard per Lucchini e quello degli istituti Rotschild.  Due banche, insomma, sono ancora contrarie all'accordo. Il quadro è lo stesso tracciato nei giorni scorsi dal Tirreno, con la differenza che, giorno dopo giorno, il margine di manovra per limare le divergenze si è ridotto. Sebbene la situazione non sia precipitata, l'assenza di segnali distensivi evidenti, a 24 ore dal termine fissato dal sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia, è un fatto preoccupante. E il timore è che, dietro all'indisponibilità delle banche, si nascondano interessi pericolosi per il futuro del gruppo siderurgico.  «E' soprattutto la posizione di Mediobanca a destare gli interrogativi più seri - commenta con apprensione il sindaco di Piombino, Gianni Anselmi - è una banca d'affari abituata a questo tipo di operazioni. Inoltre è italiana, ci si aspetta che sia sensibile a istanze di questo tipo».  In ogni caso l'accordo dovrà essere firmato entro domani, almeno se si vuole sbloccare il prestito ponte di 80 milioni concordato a febbraio nel vertice di Mosca, necessario per garantire la sopravvivenza del gruppo siderurgico. La firma, inoltre, darebbe il via libera alla cessione della controllata francese Ascometal, per la quale il fondo internazionale Apollo ha presentato un'offerta di 300 milioni. L'alternativa all'accordo fa paura: è l'amministrazione controllata. Domani, a meno che non vi sia un rinvio non preventivato, il futuro della Lucchini dovrà per forza delinearsi.

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