Sicurezza
Tanti volti, nemmeno un sorriso
Luca Centini
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Il piazzale della Lucchini pieno di operai Gli operai escono dal silenzio dopo mesi di snervante attesa «Sapevamo che andava male, ma solo ora comprendiamo la gravità»
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PIOMBINO. Tanti volti, nessun sorriso. Quasi col fiato sospeso ascoltano gli interventi che, uno dopo l'altro, si inseguono dal gazebo allestito dai sindacati. Mai come stavolta la paura, la precarietà sono sentimenti evidenti. Finalmente esplosi, dopo mesi passati in silenzio confidando in una soluzione che, per adesso, non è ancora arrivata. Gli operai del gruppo Lucchini sanno di giocarsi il futuro nelle poche ore che li separano dal 24 giugno, il termine entro cui si saprà se le banche impediranno allo stabilimento di annegare, sommerso dal peso dei 770 milioni di debito. «Tante persone rischiano di restare senza lavoro - dice con preoccupazione Paolo Anderlini, operaio assunto con un contratto a termine in Lucchini - sapevo che lo stabilimento avesse dei problemi seri, ma solo ora percepisco veramente la gravità della situazione». E' uno schiaffo, quindi, per tanti operai. Confidano in una soluzione rapida, sperano nel via libera delle banche. Ma la fiducia, davanti alla portineria Lucchini, è merce rara. E il pessimismo dilaga tra le tute blu. «C'è poco da dire, siamo messi male - commenta Marco Bisogni, dal'96 in acciaieria - non credo che venerdì prossimo le banche decideranno di aiutarci. In reparto parliamo spesso, speriamo ancora in una soluzione. Ma la situazione è fin troppo chiara. Da quando il russo ci ha voluto lasciare è iniziato il tracollo». I giovani rappresentano l'80% dello stabilimento. I sindacalisti lo ricordano più volte al microfono. Gli stessi giovani che, entrati da poco in fabbrica, rischiano di perdere il posto e con questo le poche certezze conquistate a fatica. «Sono un ottimista nato, penso sempre al meglio - racconta Marco Gragnani, 31 anni e dal 2002 in Lucchini - del resto le banche sanno che se chiudono noi, mettono in ginocchio tutta la Val di Cornia. Ma la verità è che siamo preoccupati. E' dalla crisi del 2008 che siamo andati a picco». Ciascun operaio nasconde una storia particolare. Omar Njang, 43 anni e da 10 anni in fabbrica, nè uno di questi. Viene dal Senegal. Con la Lucchini contava di trovare sicurezza, stabilità. «Ora ho paura - spiega Omar Njang - tante certezze rischiano di sparire. Sono preoccupato per me, lo sono ancora di più per la mia famiglia. Senza lavoro non so come andare avanti».
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