Il Tirreno

Luciano Guerrieri, presidente dell’Autorità portuale, preoccupato per la situazione di stallo

«Lucchini, banche irresponsabili»

Luciano Guerrieri e una panoramica dello stabilimento Lucchini
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Luciano Guerrieri e una panoramica dello stabilimento Lucchini

Il governo invitato a sviluppare una politica industriale: sostenere l'acciaio si può

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 PIOMBINO. «Nella vicenda Lucchini apprezzo molto il ruolo di Enti locali e sindacati che da un lato pungolano gli interlocutori a decidersi e, dall'altro, mettono in campo politiche di recupero della competitività e di promozione dello sviluppo locale».  Così si esprime il presidente dell'Autorità portuale, Luciano Guerrieri, secondo cui in questo quadro anche l'Ap ha un ruolo da esercitare «operando per attuare le intese istituzionali (esempio stabilimento Dalmine) e gestire con oculatezza e con metodo di concertazione e condivisione importanti partite come la prossima scadenza della concessione demaniale Lucchini». Quel che Guerrieri dice di non capire è «il grave e irresponsabile ritardo delle banche e in particolare delle due che sono "perplesse" per concludere un'intesa che darebbe un po' di fiato all'azienda e all'indotto. Bene ha fatto il sottosegretario Saglia a fissare un termine oltre il quale lo Stato può assumere un ruolo più incisivo e imporre scenari dei quali occorre però avere conoscenza precisa».  Secondo il presidente dell'Authority «è proprio sul ruolo dello Stato e delle iniziative di politica industriale che lo stesso deve assumere che si deve avere una chiara risposta e vedere come questa può inquadrarsi nel contesto europeo con l'obiettivo del sostegno a settori strategici nazionali e per arrestare la deindustrializzazione. Piombino è il secondo polo siderurgico italiano, produttore di acciaio a ciclo integrale e specialista dei lunghi, quali le rotaie che hanno un mercato in sviluppo molto interessante nel Mediterraneo e nel Nord Africa: Marocco, Algeria, Egitto, Turchia, ma anche Emirati Arabi hanno progetti rilevanti di nuova infrastrutturazione ferroviaria. Mi chiedo se quella rilevanza economico-politica che il carbone e l'acciaio hanno avuto non troppi anni fa per la crescita della Comunità dei Paesi europei tanto da sottoporli a una precisa regolazione comunitaria (Ceca) sia oggi ancora presente. Un Paese non può privarsi della produzione di acciaio e pertanto sono ampiamente giustificate azioni di sussidio e di sostegno con criteri da precisare (uno strumento potrebbe essere il fondo che gestirà la Cassa depositi e prestiti) ma tali da evitare la totale dipendenza da altri Paesi e assicurare il mantenimento della coesione sociale di aree che mantengono un debito verso la collettività anche per come in passato sono stati affrontati i processi industriali. Questo non romperebbe un principio - conclude Guerrieri - perché negli ultimi tempi interventi pubblici diretti in aziende, ad esempio automobilistiche e persino nazionalizzazioni di banche, sono stati numerosi».

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