La manifestazione
IL DIBATTITO
Ufficio stampa Asa
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COMITATO L'Asa deve rinunciare alla parte privata I risultati dei referendum, in particolare quelli per l'acqua, rivelano che gli italiani vogliono essere cittadini attivi dopo decenni di prigionia del pensiero unico secondo cui non ci sono alternative all'egemonia dei mercati e della finanza e riportano pure al centro della scena politica i beni comuni e il desiderio di partecipare alla costruzione di un nuovo modello di società e di comunità. Anche in Val di Cornia i votanti del sì sono molto più numerosi dei voti dei partiti favorevoli al referendum, questo ci dice che i cittadini, soprattutto giovanissimi, vogliono riappropriarsi della politica e lo fanno svincolati dai partiti. Questi partiti, salvo eccezioni, sono stati scettici, incerti fino da ultimo, assenti per gran parte della campagna referendaria. Su uno dei referendum sull'acqua, il Pd si è convertito al sì solo nelle ultime settimane, mentre alcuni politici di rilievo hanno sostenuto il no fino da ultimo, sostenendo il modello toscano delle privatizzazioni e invece il quesito del profitto al privato è stato quello che ha avuto più voti. Si rispetti il mandato ricevuto dal referendum: fuori i profitti dalla gestione dell'acqua, fuori i privati dalla gestione dell'acqua, e siccome non abitiamo su Marte, fuori i privati dalla gestione di Asa. I quesiti referendari e la vittoria dei Sì restituiscono ai sindaci e alle amministrazioni comunali i comandi di una nuova politica e la possibilità di disporre di strumenti per favorire il controllo dal basso di beni e risorse da acquisire alla sfera dei beni comuni, ridisegnando i servizi in forma mirata e territoriale, attraverso il coinvolgimento diretto degli utenti. Una forma di "bilancio partecipato" che investe non solo l'acqua ma tutti i servizi pubblici locali: il trasporto, la gestione dei rifiuti e l'energia. Non è accettabile da parte di nessuno, nemmeno da parte di Fabio Baldassarri, quale che sia il suo ruolo, cercare di ignorare il mandato popolare, di eluderne il senso, di aggrapparsi ad interpretazioni capziose e cavillose per fare in modo che niente cambi. La comprensibile ritrosia e l'ancorarsi alle proprie opinioni in modo coerente, là dove divenga elemento ostativo all'adempiere al mandato popolare, può essere risolto solo rassegnando le dimissioni. Il compito dei politici è quello di rispettare il voto e porsi il problema come ripubblicizzare Asa, non quello di sancire l'inviolabilità di una privatizzazione. Comitato referendum acqua pubblica e nucleare Val di Cornia SLAI COBAS I partiti non snaturino il senso del voto Dopo la straordinaria vittoria del Sì ai referendum, ci mancava anche il giudizio di Baldassarri per chiarire a modo suo cosa hanno votato i cittadini. Una cosa è certa, il voto ha detto chiaramente no ai privati nella gestione di un bene comune come l'acqua. Baldassarri non può pensare, dopo l'abrogazione della legge che dava il 40% ai privati, che il 40% dei privati nell'Asa rimane. L'acqua bene comune deve essere pubblica e solo pubblica. Ora i partiti non snaturino il senso del voto. Giancarlo Chiarei Renato Martelli (Slai Cobas) ASA L'azienda non segue logiche di mercato Asa vorrebbe puntualizzare alcune affermazioni contenute nell'articolo "Il referendum ci dice di ascoltare i cittadini", pubblicato mercoledì 15 giugno su "Il Tirreno". Asa non segue "logiche di mercato", poiché la gestione del servizio idrico già adesso avviene in condizioni di "monopolio naturale", secondo il quale una sola società deve gestire i servizi di acquedotto, fognatura e depurazione. Si vuol ricordare che le questioni vengono tutte discusse a livello di Aato (Autorità d'ambito territoriale ottimale). Nel nostro caso Aato 5. Di fatto e di diritto, Aato 5 è espressione della volontà dei 33 Comuni che vi fanno parte. Inoltre è improprio dire che Asa "aumenta le tariffe quando i consumi calano". Asa è infatti gestore del servizio alle condizioni economiche che vengono stabilite dall'Aato 5: queste condizioni prevedono che l'azienda recuperi i costi connessi al servizio che l'Autorità stima e fissa per la gestione del servizio stesso e per la realizzazione degli investimenti. Detto recupero è garantito mediante una tariffa prestabilita con un sistema di calcolo fissato per legge e applicata ai consumi idrici degli utenti. Alla fine d'ogni triennio, Asa presenta all'Aato 5 una rendicontazione per illustrare la propria attività di gestore. Nel caso che i ricavi realmente conseguiti siano superiori a quelli riconosciuti dall'Aato 5, il gestore restituisce nel triennio successivo la differenza; viceversa, nel caso siano inferiori, Asa li recupera nel triennio seguente. In entrambi i casi il recupero viene regolato nella tariffa del triennio successivo. Asa non ha affatto accumulato "perdite finanziarie". Il bilancio 2010 si è chiuso con un utile netto consolidato di 3,4 milioni di euro (Gruppo Asa) e un utile netto dell'esercizio di 1,9 milioni di euro (Asa spa).
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