Attenzione
Due istituti di credito ancora recalcitranti. Senza intesa il governo minaccia l’apertura di nuovi scenari
Lucchini, ultimatum alle banche
Giorgio Pasquinucci
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Una panoramica dello stabilimento e il sindaco AnselmiIl sottosegretario Saglia: «Accordo sul debito entro il 24 giugno»
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PIOMBINO. Questa volta l'ultimatum è netto. Il 24 giugno è il termine ultimo fissato dal sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia per consentire alle banche e alla Lucchini di raggiungere l'accordo sul debito di 770 milioni di euro. Altrimenti portrebbero aprirsi scenari diversi, non escluso quello dell'amministrazione controllata. È questa la novità di maggior rilievo uscita dal vertice che si è svolto ieri a Roma. Presenti i rappresentanti dell'azienda guidati dall'ad Marcello Calcagni dei sindacati, delle istituzioni locali e, per la prima volta, anche degli advisor delle banche Rotshild e della Lucchini Lazard. «È necessario risolvere la vertenza in tempi brevi - ha concluso l'incontro il sottosegretario Saglia - altrimenti bisogna trovare soluzioni alternative». La data del 24 giugno non è campata per aria, ma è stata indicata dall'azienda come scadenza entro la quale è possibile concludere le procedure di "asseveramento" del piano finanziario e industriale che Lucchini e banche hanno affidato a Stefania Chiaruttini, già consulente della procura sul caso Parmalat. Sulla strada dell'intesa sarebbero ormai tutti gli istituti dei credito, con la sola eccezione di una banca francese ed una italiana. Inoffensiva sembra anche la presenza dei due fondi speculativi inglesi, che recentemente hanno acquistato metà del credito vantato dalla SocGen. L'argine sarebbe costituito da un accordo parasociale che impedirebbe alle singole banche di vendere la loro parte di credito. Intanto prosegue la trattativa con il fondo di private equity Apollo per la vendita dell'Ascometal per una cifra che si aggira sui 300 milioni. Qui lo scoglio è ancora rappresentato dalla ripartizione dei soldi che saranno incassati. Il sottosegretario Saglia, prima dell'incontro, ha avuto anche un testa a testa con la dottoressa Chiaruttini, che ha confermato di poter completare l'"asseveramento", cioè la certificazione che il piano finanziario ed industriale possono essere concretizzati, entro venerdì 24 giugno. Siamo dunque al bivio decisivo. L'advisor Rotschild si è impegnato a stringere l'azione di convinvimento dei due istituti recalcitranti. Se il 24 l'accordo fosse concluso, si concretizzerebbe la possibilità di liberare il prestito ponte di 80 milioni (50 provenienti dalla vendida delle centrali francesi e 30 divisi tra banche e Mordashov) in due tranche, la prima alla firma e la seconda a luglio, al momento dell'omologazione dell'accordo in tribunale. Il sindacato, pur apprezzando l'intervento del sottosegratario Saglia, resta preoccupato. Tanto che ha deciso di proclamare uno sciopero generale di due ore del Gruppo Lucchini per lunedì prossimo. A Piombino è prevista una manifestazione davanti alla portineria della direzione alla quale sono chiamati a partecipare forze politiche e tutte le associazioni di categoria. «Dopo un anno di incertezze - dice il segretario della Cgil Giuseppe Bartoletti - è certo importante avere almeno di fronte una data. Positivo è anche che questa volta siano state presenti anche le banche». Certo è che ora, se l'accordo non fosse raggiunto, per la Lucchini si parirebbero scenari pericolosi». «Si è perso troppo tempo senza trovare una soluzione - commenta il sindaco Gianni Anselmi - Non ci sfugge certo il ruolo della finanza, ma non è detto che l'interesse delle banche coincida con quello generale. È necessario superare al più presto da una prospettiva finanziaria per tornare ad avere di fronte un intelocutore ed un piano industriale con cui confrontarci».
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